Blog Energetico - Notizie e approfondimenti

 

12/04 - Puglia, le istruzioni per diventare certificatori energetici

(Fonte: Edilportale - Rossella Calabrese)

Pronta la guida alla procedura telematica di presentazione delle candidature
È stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 72 del 22 aprile 2010 la Determinazione dirigenziale n. 68 del 16 aprile 2010 che approva la versione 1.0 delle “Linee Guida Procedura Telematica” per la presentazione delle candidature per l’inserimento nell’elenco dei soggetti accreditati alla Certificazione Energetica degli Edifici della Regione Puglia.
Ricordiamo che, con il Regolamento 10/2010 per la certificazione energetica degli edifici, varato nel febbraio scorso, la Regione Puglia ha disciplinato l’accreditamento dei certificatori energetici.
Dal 12 aprile 2010, i tecnici aventi i requisiti richiesti dalla normativa possono inoltrare le domanda per l’inserimento nell’elenco regionale, con procedura telematica attraverso il portale www.sistema.puglia.it.
Le nuove “Linee Guida Procedura Telematica” spiegano che il sistema guidato genera un file in formato pdf ma, per i soggetti già ‘Certificatori Ambientali della Regione Puglia’ i cui nominativi sono inseriti nella Determinazione n. 8 del 4 febbraio 2010 che approva l’elenco dei primi certificatori della sostenibilità ambientale degli edifici residenziali (leggi tutto), la procedura consente di attivare il proprio accreditamento come Certificatore Energetico senza la generazione di un documento pdf.
Per il completamento della procedura accreditamento è richiesto l’invio della documentazione (il pdf generato dal sistema e gli allegati) da una casella di posta elettronica certificata (PEC) alla casella di PEC elenco.certificazione.energetica@pec.rupar.puglia.it del Servizio Energia, Reti e Infrastrutture Materiali per lo Sviluppo dell’Area Sviluppo Economico. Tale operazione non deve essere eseguita dai soggetti già ‘Certificatori Ambientali’.

11/04 - Ambientalisti solo a parole

(Fonte: Terra News - Mario Tozzi )

Anche nel giorno della Terra, di ambientalisti come gli italiani ce ne sono davvero pochi al mondo. Ma non siamo sicuri che sia una sfortuna. Gli italiani pensano che l’inquinamento ci fa vivere peggio, ma noi possediamo 36 milioni di autoveicoli e, su ogni chilometro di strada, ne circolano 80 (contro i 42 degli Usa e i meno di 40 della Spagna). In pratica, su cento cittadini che si muovono per andare a lavoro, ben 72 usano l’automobile: chi saranno gli inquinatori, quei 5 che vanno in moto o i 13 che vanno a piedi? Subito dopo l’inquinamento, gli italiani sono spaventati da un futuro senz’acqua: come mai allora 40 litri su 100 vengono dispersi dalla rete idrica potabile nazionale? Per quale ragione allora piantiamo il prato all’inglese anche in Sicilia e vogliamo il campo da golf in Sardegna o siamo passati dal frumento al kiwi consumando dieci volte più acqua?
Noi italiani siamo ossessionati dal problema dei rifiuti e perciò i tre quarti ritengono di fare correttamente la raccolta differenziata. Non si spiega allora perché la nostra percentuale di raccolta differenziata sia ancora a circa il 25 per cento, con punte, si fa per dire, di meno del 10. Il clima, invece, ci preoccupa meno, e se farà più caldo chi se ne importa, tanto c’è l’aria condizionata: forse per questo siamo quelli più indietro nel rispetto del protocollo di Kyoto e forse per questo sprechiamo così tanta energia. E sarà per questo che da noi il solare incrementa alla straordinaria velocità di circa 5 MW/anno, mentre in Germania si marcia a oltre 150 MW/anno (l’Italia ha il 56 per cento di insolazione in più della Repubblica tedesca). Siamo in linea teorica attenti a non far costruire troppo. Gli altri, però.
Nei fatti, invece, in Italia si divorano ogni anno 250mila ettari di territorio e qui da noi è stato coniato il termine condono edilizio, che non è traducibile in nessuna lingua moderna conosciuta, e che ha contribuito a distruggere oltre 3.663.000 mila ettari di territorio negli ultimi 15 anni. Con il piano casa, il consumo di cemento raggiungerà un picco di 220 milioni di tonnellate per soddisfare la domanda relativa solo all’ampliamento del 20 per cento del nuovo piano casa, in un Paese che è già al primo posto in Europa nella produzione, con 47 milioni di tonnellate/anno (800 kg cemento/uomo/anno). La Germania ne produce 33 milioni, la Francia 21 e la Gran Bretagna 12, tanto per dire di paesi sottosviluppati.
Ambientalisti come noi non c’è nessuno. Meno male.

10/04 - Il Piemonte aggiorna la guida

(Fonte: Il Sole 24 Ore )

L'ultimo intervento in ordine di tempo è quello del Piemonte, che l'8 aprile ha aggiornato la guida contenente le procedure di compilazione dell'attestato di certificazione energetica tramite il Sicee, sistema informativo della certificazione energetica degli edifici. La guida fornisce tutte le informazioni tecniche per il calcolo degli indici di fabbisogno energetico e per la valutazione degli altri requisiti necessari per la certificazione energetica di un edificio.
Sul fronte del "bollino verde" per gli edifici, però, le novità sono frequenti. E non riguardano solo le regioni che hanno disposto cambiamenti radicali, come la Valle d'Aosta e il Friuli Venezia Giulia .
Dal 18 marzo in Toscana non è più possibile ottenere il certificato di abitabilità e di conformità edilizia se l'edificio non è dotato dell'attestato di certificazione energetica. Lo ha stabilito il regolamento regionale 17/r del 25 febbraio 2010 (Bur n. 12 del 3 marzo 2010) con il quale la giunta regionale dà attuazione e completa la legislazione regionale (legge regionale 39/2005, modificata dalla 71/2009) in materia energetica. La regione ha fatto la scelta di applicare quanto previsto dalla normativa statale circa le metodologie di calcolo dei parametri di certificazione e anche con riferimento alla figura del certificatore.
L'articolo 4 del regolamento richiede la certificazione per gli edifici di nuova costruzione oppure oggetto di interventi di ricostruzione a seguito di demolizione; e non se ne può fare a meno anche se si esegue la ristrutturazione edilizia di interi immobili già esistenti di superficie utile lorda superiore a mille metri quadrati. La certificazione, inoltre, è sempre richiesta per concludere contratti di compravendita o di locazione di immobili di qualsiasi categoria. Non occorre, invece, la certificazione – tra l'altro – per gli edifici dichiarati non abitabili, per i piccolissimi edifici isolati con superficie inferiore a 25 metri quadrati.
In Puglia questa soglia è stata stabilita in 50 metri quadrati dal regolamento regionale n. 10 del 10 febbraio scorso. In questa regione non è richiesto l'attestato di certificazione energetica neanche per gli immobili sui quali lo strumento urbanistico permette solo interventi di restauro e risanamento conservativo e che subirebbero una trasformazione profonda della loro fisionomia storica o artistica a seguito degli interventi per elevare il loro standard energetico.
La regione Basilicata, infine, ha creato le condizioni legislative per dotarsi di un sistema di certificazione energetica degli edifici. L'articolo 76 della Legge finanziaria regionale per il 2010, ha affidato alla giunta regionale il compito di individuare la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici e per l'applicazione di requisiti minimi e di prescrizioni specifiche in materia di prestazione energetica degli edifici sia di nuova costruzione sia di quelli esistenti sottoposti a ristrutturazione: tutte operazioni propedeutiche alla definizione di un sistema di certificazione energetica degli edifici.
Scarica la guida aggiornata

09/04 - A Trieste super «bollino verde»

(Fonte: Il Sole 24 Ore - Silvio Rezzonico Giovanni Tucci)

Dal 1° giugno in Friuli Venezia Giulia la certificazione energetica nazionale sarà sostituita dalla certificazione di sostenibilità ambientale, secondo i criteri dettati dalla regione (protocollo Vea). Non si tratta di un semplice cambiamento di sigla, ma di un balzo in avanti del Friuli Venezia Giulia, che non si accontenta di testare il fabbisogno energetico dei fabbricati, ma aggiunge la valutazione di altri parametri.
Secondo un complesso meccanismo (tipico dei protocolli Itaca) vengono presi in considerazione 17 fattori, ciascuno dei quali riceve un punteggio differenziato e contribuisce, insieme alle prestazioni energetiche, alla valutazione della sostenibilità ambientale. In definitiva il Friuli Venezia Giulia recepisce in toto i criteri e i metodi di misura della certificazione energetica nazionale, classificando gli edifici secondo la stessa ripartizione, da A+ (la classe migliore) a G (la peggiore), così come hanno fatto Puglia e Toscana, senza tentare di differenziarsi (come invece hanno fatto altri). Aggiunge però alla classificazione energetica anche quella ambientale: così un edificio potrà essere di classe energetica A e di classe ambientale 1, 2 o 3 (in sintesi A1, A2 , A3, B1, B2, B3 e via elencando). In altre parole le classi possibili passeranno da 8 a 24.
Non mancano gli scettici. «Siamo ai primi passi sulla strada della certificazione energetica – sottolinea Franco Soma, di Edilclima – molti tecnici stanno prendendo dimestichezza solo ora con le certificazione "classica", e forse non era il caso di effettuare una fuga in avanti».
Aggiunge Laurent Socal, presidente di Anta (Associazione nazionale termotecnici e aerotecnici): «Ovviamente una certificazione più elaborata costerà di più per gli utenti. C'è poi da chiedersi se sia una buona idea accoppiare i criteri scientifici di calcolo tipici del fabbisogno termico a valutazioni sul grado di integrazione dell'edificio nel contesto naturale o sulla riciclabilità dei materiali edili. Si tratta di istanze entrambe rispettabilissime, ma che prevedono competenze assai differenti, come quelle di architetti e periti termotecnici».
Un'altra novità è arrivata nelle scorse settimane da un'altra regione a statuto speciale, la Valle d'Aosta, che ha riscritto quasi completamente la legge sul rendimento energetico in edilizia (la 21/2008). Lo ha fatto con la legge n. 8 del 2 marzo scorso, con cui affida alla giunta regionale il compito di individuare gli indicatori climatici, le metodologie per la determinazione delle prestazioni e il numero e l'articolazione delle classi di efficienza energetica. Se così sarà, la Valle d'Aosta seguirà la strada percorsa da Lombardia, Piemonte e Provincia di Bolzano: quella di criteri che si differenziano a livello locale in modo più o meno marcato rispetto a uno standard unico.
In compenso la Valle d'Aosta, a differenza delle regioni citate, ha recepito la possibilità dell'autocertificazione del proprietario immobili di superficie utile fino a 1.000 metri quadrati nella classe energetica più bassa.

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