Blog energetico - Notizie e approfondimenti
27/03 -28 MARZO - WWF EARTH HOUR - L'APPELLO DI TOTTI
26/03 - 28 MARZO - WWF EARTH HOUR - IL VIDEO MESSAGGIO DI CACCIARI
25/03 - 28 MARZO - WWF EARTH HOUR - BEPPE BRAIDA
24/03 - 28 MARZO - WWF EARTH HOUR - FABIO CANNAVARO
23/03 - 28 MARZO - WWF EARTH HOUR - L'APPELLO DI FRANCESCO FACCHINETTI
22/03 - 28 MARZO - WWF EARTH HOUR - L'ADESIONE DI CAMILA RAZNOVICH
21/03 - RINNOVABILI, AEEG PROROGA I TERMINI PER LO SCAMBIO SUL POSTO
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
In ambito rinnovabili cresce il numero di soggetti interessati al nuovo regime di Scambio sul Posto, quella particolare forma di autoconsumo in sito che consente di prelevata in un tempo differente da quello della produzione l’energia elettrica generata e immessa in rete. Ne dà notizia il GSE, che dal 1° gennaio 2009, per effetto delle disposizioni contenute nella Delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas 74/08 è il soggetto erogatore del “contributo in conto scambio”, determinando pertanto una scadenza dei contratti di scambio sul posto attualmente in corso con le imprese di distribuzione a partire dal 31 dicembre 2008. In relazione all’aumentata domanda ed al fine di consentire una gestione dell’iter di sottoscrizione con il GSE in un congruo arco di tempo, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) è stato prorogato al 30 giugno 2009, fermo restando che i benefici economici derivanti dall’erogazione del servizio decorreranno a partire dal 1° gennaio 2009. Il GSE, attraverso il proprio Contact Center (numero verde 800 19 99 89), fornisce a tutti gli interessati le informazioni e l’assistenza sul nuovo regime e sulla relativa procedura di attivazione. Inoltre nella sezione “Scambio sul posto” alla voce “Dati e Pubblicazioni informative”, è disponibile il manuale contenente il tracciato del file per il trasferimento dei dati relativi ai saldi annuali da parte dei gestori di rete mediante l’applicazione “Gestione Misure Distributori” (GMD).
21/03 - RAPPORTO ISPRA, RESTA CRITICA LA SITUAZIONE DELLE CITTA' ITALIANE
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
Nonostante la maggiore diffusione delle tematiche ambientali e il maggior grado di sensibilizzazione raggiunto a livello di popolazione resta preoccupante il quadro delineato dalle prime anticipazioni del “V Rapporto sulla qualità ambientale nelle aree metropolitane” dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ISPRA, fornite in occasione della presentazione di Ecopolis 2009 e dell’11a Conferenza Nazionale delle Agenzie Ambientali. L’alto grado d’inquinamento congiuntamente all’arretratezza e inadeguatezza della raccolta differenziata non rispecchiano di fatto quanto promosso nelle molteplici campagne di sensibilizzazione a favore della salvaguardia della salute del Pianeta e della popolazione stessa. Dal punto di vista della qualità dell’aria, su 33 comuni solo 4, Bolzano, Pescara, Campobasso e Potenza sono riusciti a contenere il numero di superamenti giornalieri dei livelli massimi consentiti quanto alle emissioni di inquinanti nei 35 previsti dalla legge. Quanto alla raccolta differenziata, il quadro non migliora. Restano basse le percentuali rispetto alla produzione di rifiuti; Palermo, Taranto e Messina i comuni con i livelli più bassi di raccolta differenziata, rispettivamente il 6,2%, il 4,5% e il 2,3%, mentre Bari registra una decrescita di poco più di sei punti percentuali rispetto al 2006 portandosi al 12,1% di differenziata. L’unico spiraglio è rappresentato dal consumo pro-capite medio di acqua che invece è diminuito portandosi da 67,04 a 65,5 metri cubi.
Sarà proprio la presentazione del rapporto ISPRA a dare ufficialmente il via alla Conferenza Nazionale delle Agenzie Ambientali l’elemento inaugurale del summit e occasione di incontro per le Agenzie ambientali sulla questione degli strumenti da mettere a disposizione di cittadini ed amministratori locali per rendere le città realmente sostenibili.
20/03 - OBAMA, 1,2 MILIARDI DI DOLLARI PER LA RICERCA GREEN
(Fonte:IlSole24ore - 24 marzo 2009)
La rivoluzione promessa dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama segna un altro passo importante. Obama ha confermato ieri alla Casa Bianca - davanti a una quanto mai interessata platea di amministratori delegati, ricercatori e responsabili dei laboratori di società che operano nelle tecnologie "green" – un piano aggiuntivo da 1,2 miliardi di dollari per finanziare le pubbliche attività di ricerca scientifica (che fanno capo ai laboratori del Dipartimento dell'Energia) in questo settore e una proposta per estendere a 10 anni il credito d'imposta sugli investimenti privati in ricerca e sviluppo.
Il messaggio presidenziale, già proferito più volte negli ultimi mesi, è risuonato ancora: per rivitalizzare l'economia Usa il ricorso alle energie rinnovabili – solare e bio carburanti in primis, ma anche nucleare e idrogeno – non è solo importante ma vitale. «Vi supporteremo – ha detto Obama – perchè gli Stati Uniti hanno bisogno di compiere uno sforzo storico per eliminare, una volta per tutte, la dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio». Il provvedimento volto a detassare gli investimenti in R&D (già limitatamente in vigore anche in passato) va proprio nella direzione di sovvenzionare, con "soldi veri", le attività di ricerca. Calcolatrice alla mano, Obama ha quindi riassunto le azioni decise dal governo federale per intervenire concretamente sulla crisi e per promuovere le energie pulite e una maggiore efficienza energetica. Il budget stanziato in tal senso ammonta nel complesso a 55 miliardi di dollari fra finanziamenti e incentivi fiscali e darà lavoro a 3,5 milioni di persone, di cui il 90% nel settore privato.
19/03 - GREENPEACE: DIMEZZARE LE EMISSIONI ENTRO IL 2050 NON BASTA PIU'
In vista dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici in programma a Bonn (Germania) dal 29 marzo al 9 aprile, Greenpeace avverte che per rispondere alla gravità della situazione i Paesi industrializzati dovrebbero impegnarsi a ridurre le proprie emissioni di gas serra maggiormente e più velocemente di quanto ritenuto necessario fino ad oggi. Per l'associazione ambientalista le più recenti prove scientifiche sull'accelerazione dei mutamenti del clima e sull'accresciuto rischio di impatti irreversibili e catastrofici richiederebbe infatti un taglio delle emissioni del 40% al 2020 associato a "obiettivi di riduzione ambiziosi" anche da parte dei Paesi in via di sviluppo.
Secondo l'associazione per evitare cambiamenti climatici fuori controllo, le emissioni globali di gas serra non solo devono essere stabilizzate entro il 2015, ma devono poi essere portate il più vicino possibile allo zero entro la metà del secolo. "I cambiamenti osservati, tra cui la rapida perdita dei ghiacci della calotta polare artica in estate, mostrano chiaramente che la possibilità di una catastrofe climatica è molto più imminente di quanto si immaginava" scrive in una nota Martin Kaiser, direttore sul clima di Greenpeace International. "L'unico modo per intervenire è ridurre drasticamente e velocemente le emissioni" aggiunge.
"La crisi economica ha dimostrato che i Governi sono in grado di prendere le decisioni necessarie per affrontare l'emergenza. Lo stesso deve avvenire per il clima" scrive Francesco Tedesco, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia. "I Paesi industrializzati - continua - hanno la grande responsabilità di salvare il Pianeta da impatti catastrofici e lo devono fare ora perché il tempo utile per agire sta rapidamente svanendo".
A Bonn si terrà la prima sessione preparatoria alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen. L'incontro è fondamentale per l'intero processo che dovrà portare a un accordo globale sul clima. Nello spirito di un progressivo rafforzamento e ampliamento degli impegni internazionali secondo Greenpeace anche i Paesi in via di sviluppo dovranno impegnarsi a ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% al 2020. Per ottenere questo impegno è tuttavia necessario che i Paesi industrializzati garantiscano aiuti economici ai Paesi in via di sviluppo per circa 110 miliardi di euro (140 miliardi di dollari) all'anno.
18/03 - SABATO 28 MARZO 2009 ORE 20.30 - L'ORA DELLA TERRA
Il 28 marzo si spegneranno le luci in tutto il mondo, grandi città con i loro monumenti, piccoli comuni, aziende e singoli cittadini nelle loro case faranno un gesto semplice, per accendere un messaggio che seguendo i diversi fusi orari risuonerà in ogni angolo del Pianeta: chiedere ai grandi della Terra di agire contro i cambiamenti climatici.
L’iniziativa del WWF ha l'ambizione di coinvolgere un miliardo di persone e più di 1.000 città, spegnendo icone mondiali come la Tour Eiffel, il Colosseo, le Cascate del Niagara, le piccole isole Chatham nel Pacifico e il più alto grattacielo del mondo in Cina.
Partecipa anche tu: spegni le luci in casa per 60 minuti.
17/03 - SCAJOLA: NUCLEARE PER UNA MINOR DIPENDENZA DAL PETROLIO
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
“L’energia nucleare, insieme alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, è indispensabile per ridurre stabilmente e in misura consistente la dipendenza dal petrolio: è l’unica fonte in grado di garantire energia su larga scala, a costi competitivi e senza emissioni di CO2”. Così ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola affermando poi: “Ci attendono sfide impegnative: la lotta ai cambiamenti climatici, l’esigenza di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti ci pongono di fronte alla necessità di ripensare gli attuali modelli di produzione e consumo di energia. Il nostro mix di generazione elettrica è, infatti, eccessivamente squilibrato a favore delle fonti fossili: oltre il 60% del nostro fabbisogno è soddisfatto da gas e petrolio – e spiega Scajola che – di fronte alla volatilità dei prezzi petroliferi, abbiamo limitate capacità di difesa: il contributo delle fonti rinnovabili è ancora troppo modesto, circa il 17%, di cui 12% idroelettrico. Per questa ragione è prioritario procedere ad un riequlibrio del mix di generazione elettrica, diversificando le fonti e le aree di approviggionamento, in linea con la necessità di contenere le emissioni di CO2 alle quali la produzione di energia contribuisce attualmente per ben il 27%”
16/03 - LA FRENATA DEL CARBONE
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
Nel mondo, una lampadina su due si accende grazie al carbone, ma in Italia il 60% dell’energia elettrica è prodotta dal gas mentre il carbone ha una quota ferma al 12%. E’ bene o male?
Il carbone, combustibile indiscusso nel sistema elettrico mondiale, con una quota del ben 39%, per la prima volta dopo 5 anni di crescita ha segnato una leggera flessione. Nel 2008 la produzione mondiale di carbone si è infatti attestata a 5,8 miliardi di tonnellate (+3,5%), primo rallentamento dopo 5 anni di crescita consecutiva al 7%, con la previsione di un ulteriore rallentamento per il 2009. A riportare questo quadro è oggi Assocarboni dal convegno romano “Il sistema elettrico italiano e le sfide del cambiamento climatico” e nel corso del quale Andrea Clavarino, presidente dell’Associazione, ha anche messo in luce un’anomalia tutta italiana: la quota del carbone nella produzione di energia elettrica nazionale (12%) è inferiore di oltre 20 punti rispetto a quella europea. Eppure secondo Clavarino, proprio nel carbone si potrebbe ricercare la risposta alla dipendenza energetica italiana e alla crisi economica e, incredibile a dirsi, anche al global warming. Quello che può sembrare un paradosso per Assocarboni è invece un’opportunità reale, da sfruttare attraverso le nuove tecnologie a disposizione, ed in particolare il sistema di CCS. “L’Italia – ha spiegato Clavarino – paradossalmente è all’avanguardia nelle tecnologie per il carbone pulito e la tutela dell’ambiente: la nuova centrale di Torrevaldaliga è un gioiello di efficienza ambientale che ci è invidiato da tutta Europa; il progetto sperimentale di cattura e sequestro della CO2 portato avanti dall’Enel e Eni è tra i più ambiziosi in Europa e la nuova unità di Vado Ligure avrà un’efficienza del 47%, di gran lunga superiore rispetto ai due terzi delle centrali a carbone in Europa, che hanno un’efficienza media del 35%, senza dimenticare che l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che si avvale anche di carbonili coperti”.
15/03 - UE ENERGIA, SITUAZIONE CRITICA: PUNTARE A NUOVE FONTI
La situazione globale per la fornitura di energia è ormai ad un punto critico. L'Unione europea sta rispondendo con massicci investimenti in tecnologie pulite, nuove infrastrutture, efficienza energetica e fonti alternative''. Così Andris Piebalgs, commissario europeo per l'Energia, in un intervento alla Doha Natural Gas Conference. Il commissario ha spiegato la posizione dell'Unione europea di fronte all'emergenza clima, considerata ''una grande opportunità per modificare la sicurezza energetica globale e per andare verso un modello economico sostenibile''. Secondo Pieblags, infatti ''cambiamenti climatici e sicurezza energetica sono due facce della stessa medaglia. Gli stessi rimedi vanno applicati ad entrambi i problemi''. Il mondo sta andando verso ''una crisi energetica globale'', ha detto il commissario, una crisi che ha origine da un incremento demografico e un parallelo aumento del consumo di combustibili fossili. Per il 2030 gli scenari parlano di un raddoppio della domanda di energia globale nei Paesi in via di sviluppo, mentre la popolazione del Pianeta, ai 6,5 miliardi attuali vedrà aggiungersi altri 2,5 miliardi di persone entro il 2050. ''Allo stesso tempo - ha spiegato Pieblags - sappiamo che le riserve di combustibile convenzionale non stanno crescendo al ritmo di cui abbiamo bisogno e diverse produzioni sono in declino'', come affermato dalla stessa Agenzia internazionale per l'energia (Iea). Quindi l'accordo che verrà siglato a Copenaghen, alla prossima Conferenza Onu sul clima a dicembre di quest'anno per il commissario ''sarà anche il modo di rafforzare la sicurezza energetica'' ricordando i 3,5 miliardi di euro stanziati nel Piano di ripresa dalla Commissione europea e destinati ad investimenti per la sicurezza energetica, incluso l'eolico off-shore, la cattura e lo stoccaggio del carbonio. E anche se i combustibili fossili continueranno ad avere un ruolo ''significativo'', la sfida oggi è quella di ''ridefinire alcune delle ipotesi del modello economico che il mondo ha perseguito per più' generazioni''.
14/03 - ARTICO GHIACCI IN PERICOLO: SPARIRANNO NEL 2100
(Fonte: Repubblica www.repubblica.it)
Nuovo allarme per le acque dell'Artico. Entro la fine di questo secolo è molto probabile che in tarda estate, nel mese di settembre, i ghiacci scompaiano completamente dal Mare glaciale. La previsione degli scienziati, pubblicata su Nature Geoscience, è più grave rispetto alla maggior parte delle stime correnti e si basa sull'attenta analisi matematica di modelli climatici e osservazioni passate, stabilendo un legame lineare fra come la situazione si è evoluta fino ad ora e quello che ci si può aspettare per gli anni a venire.
Le acque al Polo Nord sono coperte di ghiaccio per la maggior parte della superficie per tutto l'anno. La coltre ghiacciata, che è al massimo nei mesi invernali mentre inizia a sciogliersi a partire da metà giugno per arrivare ai livelli minimi a metà settembre, è fortemente minacciata dall'effetto serra e dal riscaldamento globale.
Julien Boé, dell'Università della California a Los Angeles, insieme ai suoi colleghi, hanno analizzato una grande quantità di dati sullo stato di salute dei ghiacci del bacino del Nord. Le osservazioni a disposizione degli scienziati, che negli ultimi anni si sono avvalsi anche dei dati satellitari, mostrano che dal 1979 al 2006 l'estensione del ghiaccio in quell'area, calcolata sul mese di settembre, è calata del 25%, pari a 100mila chilometri quadrati all'anno.
Nel settembre del 2007 si è registrata l'estensione minima dei ghiacci nel Mare glaciale artico da quando i satelliti hanno iniziato a monitorare la zona. L'anno successivo, lo strato di ghiaccio, sempre parametrato sullo stesso mese, è rimasto molto sottile. Dati che hanno già indotto a ipotizzare scenari preoccupanti sul futuro del bacino del Polo Nord, con conseguenze rilevanti dal punto di vista anche economico e geopolitico.
Ora, la nuova analisi degli indicatori conferma un quadro fosco: in uno scenario futuro di emissioni medie di gas serra, la coltre bianca potrebbe scomparire del tutto da quelle acque, in tarda estate, già entro la fine di questo secolo. La maggior parte dei modelli matematici usati correntemente, rilevano Boé e colleghi, si basa su valori che sottostimano la riduzione dei ghiacci nel periodo 1979-2007 rispetto a ciò che è realmente accaduto in questi anni. E le nuove proiezioni, effettuate dall'équipe californiana su 18 modelli climatici dei più completi ed aggiornati, non lasciano sperare nulla di buono per i decenni a venire.
13/03 - GARANZIE D'ORIGINE SU RINNOVABILI: LA UE AMMONISCE L'ITALIA
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
Il Belpaese nega il riconoscimento delle GO di Francia, Grecia e Slovenia e la Commissione europea la esorta ad adottare entro due mesi le misure necessarie a conformarsi alla direttiva in parola.
Ancora un altro parere motivato da parte della Commissione europea inviato all’Italia, stavolta per il rifiuto di riconoscere, per l’anno 2005, alcune garanzie d’origine (GO) – le certificazioni, a carattere volontario, della produzione rinnovabile rilasciata su richiesta del produttore – provenienti da Francia, Grecia e Slovenia. L’avvertimento scritto arriva a seguito delle lamentele di diverse società, che hanno spinto l’esecutivo Ue a compiere alcune indagini in merito. Ai sensi della direttiva europea sull’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili tutti gli Stati membri hanno l’obbligo di introdurre un sistema di garanzie d’origine e di riconoscere, in linea di massima, quelle di altri Paesi membri. Le GO sono state introdotta in Italia dal Dlgs 387/03, “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità” ed utilizzate unitamente ai certificati verdi previsti dalla normativa nazionale. La questione è andata a complicarsi allorché in alcuni altri Stati membri si sono verificati dei ritardi che hanno comportato un recepimento non integrale della direttiva nelle legislazioni nazionali. L’Italia ha deciso che le garanzie d’origine rilasciate nel 2005 dai paesi di cui sopra non potessero essere considerate affidabili, rifiutandone il riconoscimento. Tuttavia la Commissione ritiene tale rifiuto ingiustificato mettendo ancora una volta il Paese a rischi di deferimento alla Corte di Giustizia.
12/03 - I NUMERI DELL'EOLICO IN EUROPA
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
Nell’Europa degli anni novanta, Germania, Danimarca e Spagna svolsero un importante ruolo di traino nello sviluppo dell’energia eolica. L’impegno fu così forte che ad inizio millennio nel vecchio continente figuravano installati ben 12.500 MW contro i 2.500 MW degli USA. Questo rappresenta solo il punto di partenza della crescita vertiginosa che dal 2000 in poi ha caratterizzato il settore eolico: a livello mondiale si può stimare infatti una crescita annua del 25%. E l’Europa ha di fatto continuato a mantenere un primato indiscusso in questa crescita, se alla fine del 2007 il 60% della capacità globale risultava ancora appannaggio del vecchio continente. Il risultato più evidente e soddisfacente del notevole impegno è sicuramente il livello di penetrazione che l’energia da fonte eolica ha raggiunto nel mix energetico dei paesi guida: 21% in Danimarca, 12% in Spagna e 7% in Germania.
56.000 sono i MW totali da fonte eolica che risultavano installati alla fine del 2007 in Europa. A questi si aggiungono più di 8000 MW installati nel 2008, valore di gran lunga superiore alla potenza installata proveniente nello stesso anno da centrali a gas, olio combustibile o carbone, per cui l’energia eolica è stata nel 2008 il leader indiscusso a livello europeo per nuove installazioni. Sono quindi più di 64.000 i MW totali installati in Europa a fine 2008, una potenza che in condizioni medie di vento porta a produrre all’incirca 142 TWh di elettricità all’anno, fornendo il 4.2% della domanda energetica europea ed evitando l’emissione di 108 milioni di tonnellate di CO2. E’ opportuno sottolineare come il forte impulso propositivo che ha portato a tali risultati sia stato dato nel marzo 2007 con l’impegno da parte di tutti gli stati dell’Unione Europea di raggiungere al 2020 il traguardo del 20% di energia rinnovabile nel mix energetico d’approvvigionamento. Le proiezioni per i prossimi anni tengono conto dell’importanza di tale accordo, e arrivano a prevedere una capacità installata di 80 GW alla fine del 2010, di 180 GW al 2020 e di 300 GW al 2030.
3 sono i nuclei in cui si può oggi dividere il mercato europeo. Al primo posto, Germania e Spagna, due paesi che a distanza di 20 anni continuano ad investire fortemente nella realizzazione di nuovi e importanti progetti: nel 2008 sono stati infatti installati ben 1.665 MW in Germania e 1.609 MW in Spagna. Il secondo nucleo è invece costituito dai mercati in espansione di quei paesi che si sono distinti negli ultimi anni e sui quali si concentrano le attenzioni degli investitori per il futuro. E’ questo il caso dell’Italia, 1010 MW installati nel 2008, della Francia, 950 MW, e del Regno Unito, 836 MW. Il potenziale eolico di questi paesi è stato indagato negli ultimi anni e i nuovi progetti si basano su una stima attenta ed accurata delle opportunità evidenziate. Il terzo nucleo è rappresentato infine dai mercati emergenti riconoscibili nei Paesi dell’Est, in particolar modo Ungheria, Bulgaria e Polonia. Il potenziale eolico di questi paesi è in via di analisi e di valutazione, e sulla base di questa verrà stabilito un piano di intervento che, godendo dell’esperienza di quanto fatto nel passato negli altri paesi, potrà cogliere importanti vantaggi nel meccanismo di sviluppo e di accrescimento.
1.23 milioni di euro al MW è oggi il costo medio dell’investimento totale di un progetto eolico on-shore, includendo anche le voci relative a fondazioni, installazione e consulenza. La competitività economica dell’eolico rispetto alle fonti tradizionali è aumentata notevolmente negli ultimi anni, sia per i miglioramenti raggiunti nell’efficienza delle turbine e della progettazione, sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili. In totale, nel corso del 2007 sono stati investiti 11 miliardi di euro nell’installazione di turbine eoliche in Europa. Per i progetti offshore il costo dell’investimento è invece più alto, arrivando a superare anche i 2 milioni di euro al MW. Per ottimizzare lo sfruttamento del vento in mare, vengono infatti utilizzate delle turbine di più ampia taglia, che quindi richiedono particolari costruttivi più costosi, sia dal punto di vista strutturale, le fondazioni rappresentano sicuramente il punto più critico, sia da quello della connessione elettrica. Particolari imbarcazioni ed accorgimenti tecnici devono inoltre essere adoperati sia in fase di costruzione, sia durante le operazioni di manutenzione.
5 sono i MW di potenza a cui può arrivare oggi una turbina eolica off-shore. E’ questa la grande scommessa dell’Europa, soprattutto nelle aree del Mar Baltico e del Mare del Nord, dove le particolari condizioni dei fondali permettono la costruzione in acque poco profonde a non più di 20 km dalla costa, di modo da minimizzare il costo di fondazioni e cavi elettrici. Nel 2008 sono stati realizzati in Europa 357 MW, portando la capacità installata dell’offshore a 1.471, ossia all’incirca il 2.3% del totale installato nel continente. Questa capacità è concentrata prevalentemente in Danimarca, Irlanda, Olanda, Svezia e Regno Unito, ma i paesi del Mediterraneo puntano sempre più ad entrare in questo mercato in maniera forte e proficua. Le aspettative sono alte e gli obiettivi al 2020 puntano ad accrescere notevolmente il contributo dell’offshore nel mercato dell’eolico.
160.000 sono i lavoratori impiegati a fine 2008, sia in maniera diretta che indiretta, nel campo dell’energia eolica in Europa. Il 59% di questi lavoratori è occupato nella realizzazione delle turbine, ossia presso i produttori e l’indotto della componentistica. Il 16% appartiene al segmento degli sviluppatori, l’11% alle attività di installazione e manutenzione, il 9% alle utilities e il 3% alla consulenza. In base alle proiezioni di crescita, gli impiegati nel settore potrebbero arrivare a 330.000 nel 2020 e a 375.000 nel 2030. In un momento di crisi dell’economia e di forte incertezza globale, questo è sicuramente un messaggio incoraggiante. Si pongono delle grandi sfide per lo sviluppo futuro dell’energia eolica in Europa, e questo richiederà molto lavoro ed impegno da parte degli addetti. Dal punto di vista dell’analisi della risorsa eolica, è importante mettere a punto dei modelli di previsione per poter gestire la variabilità del vento e poter modulare in anticipo il mix di generazione di modo da ottimizzare la produzione da fonti rinnovabili. Dal punto di vista costruttivo, la grande scommessa è l’offshore, mentre un altro punto chiave per sfruttare al meglio la capacità installata è la realizzazione di una rete elettrica transnazionale, per facilitare gli scambi ed evitare le congestioni nella connessione.
11/03 - DETRAZIONE 55% - IN ARRIVO LA PROCEDURA PER LA COMUNICAZIONE ALL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Sul Supplemento ordinario n. 14 alla GAZZETTA UFFICIALE n. 22 del 28 gennaio 2009 è stata pubblicata la LEGGE 28 gennaio 2009, n. 2 conversione del D.L. “Anticrisi”. Il comma 6 dell’art. 29 del D.L. 185, coordinato con le modifiche apportate dalla L. 2/2009, prevede, che:
- per accedere alle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica (L. 296/2006, art.1 commi da 344 a 347) per le spese sostenute “nei periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2008”, cioè, per la stragrande maggioranza dei contribuenti dal 1° gennaio 2009, è necessario inviare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate
- la comunicazione dovrà avvenire secondo le modalità previste dall’Agenzia con un provvedimento
- prevista l’emanazione di un provvedimento di modifica della procedura stabilita con il D.M. 19 febbraio 2007 per avvalersi delle detrazioni
- le detrazioni dovranno essere ripartite in 5 rate fisse annuali.
Sottolineiamo, ancora una volta, che nulla è cambiato per gli interventi completati entro il 2008: in tal caso i contribuenti potranno anche avvalersi della possibilità di ripartire le detrazioni in tre anni.
Il modulo, atteso per la fine dello scorso febbraio, non è ancora disponibile.
L’Agenzia delle Entrate, in risposta ad una precisa richiesta dell’UNCSAAL, l’Unione Nazionale Costruttori Serramenti Alluminio Acciaio e Leghe, ha precisato “che è in fase di ultimazione il provvedimento che disciplinerà il contenuto della comunicazione nonché le modalità e i termini di presentazione della stessa da parte dei soggetti che intendono avvalersi della detrazione de) 55%”.
L’Agenzia è inoltre del parere che, fino all'emanazione dei provvedimenti di attuazione del provvedimento “Anticrisi”, “continuano ad essere richiesti gli stessi adempimenti previsti anteriormente all'entrata in vigore del decreto, senza alcun pregiudizio per i lavori concernenti gli interventi di riqualificazione energetica in corso durante tale periodo”.
Il provvedimento dell'Agenzia disciplinerà specificamente la fase transitoria nel rispetto dei principi sanciti dallo Statuto dei diritti del contribuente, di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212
10/03 - ADDIO LAMPADINE AD INCANDESCENZA
(Fonte: Il Sole 24 Ore www.ilsole24ore.com)
Addio alla lampadina elettrica con il filo di tungsteno, inventata da Edison e immessa sul mercato 130 anni fa. La scomparsa sarà graduale ma ineluttabile: la Commissione europea ha adottato definitivamente, mercoledì 18 marzo, a Bruxelles, due regolamenti che prevedono la messa al bando progressiva nell'Ue delle tradizionali lampadine a incandescenza, rispettivamente per gli usi domestici e per l'illuminazione di strade, uffici industrie, e la loro graduale sostituzione con le nuove lampadine ad alta efficienza energetica, a partire dal settembre di quest'anno e fino al settembre 2012.
L'approvazione della Commissione formalizza in via definitiva una decisione, presa l'8 dicembre scorso dai rappresentanti dei governi dei Ventisette in un comitato Ue di regolamentazione, e poi avallata il mese scorso dal Parlamento europeo. Le lampadine a incandescenza non saranno più messe in commercio per fasi, ogni anno a settembre, cominciando quest'anno da quelle trasparenti da 100 Watt (e quelle smerigliate di qualsiasi potenza), per poi passare via via a quelle di consumo inferiore, fino alla totale messa al bando nel settembre 2012.
In ogni edificio pubblico, ufficio, strada, fabbrica o casa privata, le lampandine a incandescenza dovranno essere sostituite dalle lampade compatte fluorescenti (fino all'80% di risparmio), o delle alogene di nuova generazione (dal 25 al 50 per cento di minor consumo).
Entro settembre, l'industria del settore (che ha appoggiato la decisione e sta già adattando le linee di produzione e le strategie commerciali alla nuova era dell'illuminazione efficiente) non fornirà più ai punti vendita le lampade a incandescenza da 100 Watt e quelle smerigliate, di qualunque potenza (i consumatori potranno ancora acquistare i prodotti presenti sul mercato fino al loro esaurimento).
Il provvedimento Ue, in realtà, non specifica la tecnologia da sostituire, ma impone il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C; e le lampadine a incandescenza sono tutte classificate nella parte inferiore della scala, come D, E o F.
La seconda fase scatterà nel 2010, sempre a settembre, quando cesseranno le forniture ai negozi di lampade inefficienti da 75W. Poi, a settembre del 2011, toccherà alle lampadine da 60W, e infine, un anno dopo, a tutte le altre (da 40, 25 e 15 Watt). Dal settembre 2012, insomma, saranno immesse sul mercato solo lampade di efficienza energetica A, B o C, indipendentemente dalla loro potenza. Quest'addio definitivo alle lampade a incandescenza consentirà, tuttavia, alcune, limitatissime eccezioni: le lampadine da frigo, da freezer o da forno, quelle usate in neonatologia e quelle per le incubatrici negli allevamenti. La decisione comunitaria prevede poi un'ulteriore tappa nel 2016, quando l'immissione sul mercato cesserà anche per le lampadine di classe C.
La Commissione europea prevede che la sostituzione delle lampade inefficienti con quelle di classe A, B e C comporterà un risparmio per famiglia mediamente pari a 25-50 euro all'anno. Nonostante il prezzo più alto dei nuovi prodotti più efficienti (per una lampadina si passa, in media, da 0,50 a 5 euro), i consumatori da una parte risparmieranno sulla bolletta elettrica (circa l'80% in meno per ogni lampadina), dall'altra potranno contare su una durata di vita delle nuove lampade molto più lunga, rispetto a quelle a incandescenza (6-10 anni invece di 1-2 anni). Durante tutto il ciclo di vita di una lampadina ad alta efficienza, il risparmio è calcolato a circa 60 euro.
Questa decisione, da sola, comporterà per l'Ue ogni anno un abbattimento di 32 milioni di tonnellate delle emissioni di CO2, un risparmio di 11 miliardi di euro sulla bolletta energetica. Entro il 2020, la riduzione del consumo di elettricità sarà di 80 miliardi di KWh, pari al fabbisogno totale del Belgio, o di 23 milioni di famiglie europee, e alla produzione annuale di 20 centrali elettriche da 500 MW.
La messa al bando delle lampadine a incandescenza è considerata in un recente rapporto McKinsey come la misura con il migliore rapporto costi/benefici fra tutte quelle che verranno prese nella politica climatica dell'Ue. La sua attuazione contribuirà significativamente al raggiungimento dell'obiettivo dell'aumento del 20% dell'efficienza energetica dell'Ue, entro il 2020, previsto nel «Pacchetto clima».
09/03 - ALEMANNO: IL NUCLEARE PER RIDURRE LE EMISSIONI
in occasione dell'inaugurazione al Tempio di Adriano a Roma dell’iniziativa “Terra e persona: l’energia dei valori reali”, Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, ha fatto caldeggiato il ricorso al nucleare per operare la riduzione delle emissioni di gas serra.
“Dobbiamo vedere il nucleare come un tentativo di ridurre le emissioni e di evitare di usare troppo la logica degli idrocarburi. Questa è la sua aspirazione”.
‘‘Dobbiamo certamente muoverci su un doppio canale, stando attenti al nucleare, ma anche spingere al massimo sulle energie alternative. Questo è il momento del fotovoltaico, del sole e di trasformarli da una produzione d’elite ad una diffusa su tutto il territorio”.
08/03 - IMPIANTI FOTOVOLTAICI: ESTESO IL DIRITTO AL PREMIO AGGIUNTIVO FINO A 200 KW
(Fonte: www.ingegneri.info)
Pubblicato in Gazzetta ufficiale n.59 del 12/3/2009 il Decreto Ministeriale che estende il diritto al premio aggiuntivo per gli impianti fotovoltaici fino a 200kw, operanti in regime di scambio sul posto per la produzione di energia in edifici pubblici e residenziali. Detto Decreto Ministeriale dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in materia di impianti fotovoltaici, è da adottarsi ai sensi dell'art. 7, comma 1 del decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387.
"L'estensione del premio per impianti fotovoltaici abbinati all'uso efficiente dell'energia - ha spiegato Gianni Chianetta, presidente di Assosolare - da noi richiesto nei vari e costanti confronti con il Governo, trova adesso attuazione in questo nuovo decreto. Un risultato che ritengo importante per il settore, in linea con gli obbiettivi del Parlamento di incentivare maggiormente il fotovoltaico nell'edilizia, in particolare nelle regioni del Nord penalizzate dalla minore insolazione e, di utilizzare il conto energia come strumento per promuovere l'efficienza energetica e ridurre le emissioni. Un segnale di attenzione verso il settore che in questi ultimi mesi ha vissuto un periodo di grande incertezza a causa di alcuni messaggi poco rassicuranti circa l'impegno del Governo nel voler mantenere il conto energia che, con questo decreto, risulta invece rafforzato nei suoi contenuti".
L'ulteriore novità introdotta con l'articolo 2 del decreto è l'interpretazione dell'art. 4 c. 4 del "Conto Energia" attraverso la quale si risolve positivamente tanto nella forma che nella sostanza il problema insorto con numerosi soggetti che, per cause varie, hanno ritardato oltre il 60° giorno la comunicazione al GSE di entrata in esercizio dell'impianto FV perdendo il diritto agli incentivi.
"Un incoraggiamento - ha concluso Chianetta - per la promozione di impianti domestici e di media taglia poichè l'estensione fino ai 200 kW è l'ideale per le aziende di piccole e medie dimensioni, altamente energivore, con capannoni industriali in grado di ospitare un impianto fotovoltaico sul tetto senza alcun impatto ambientale.
A tal proposito, un grande contributo potrebbe arrivare dalle Regioni se accogliessero la nostra proposta di semplificare il processo autorizzativo, in questo caso, ad una semplice DIA. L'industria italiana è costituita prevalentemente da aziende piccole e medie, per cui ci si aspetta che queste acquisiscano la maggiore quota di mercato del fotovoltaico in breve tempo".
07/03 - TERZA EDIZIONE EXPO ENERGIE RINNOVABILI
Il 28 giugno 2009 si terrà nel centro storico di Cherasco (CN) la terza edizione dell'esposizione sul risparmio energetico ed energie rinnovabili. Ingresso libero dalle 9.00 alle 18.00. Per maggiori informazioni www.cherasco2000.com
06/03 - SEI AVVERTIMENTI PER EVITARE LA CATASTROFE CLIMATICA
(Fonte: Corriere della Sera www.corriere.it - Franco Foresta Martin)
ROMA- Le probabilità di vedere realizzati gli scenari peggiori del cambiamento climatico, tra quelli ipotizzati dall'IPCC (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite), stanno aumentando a vista d’occhio. I tassi di gas serra salgono a ritmi imprevisti, le temperature medie globali andranno probabilmente oltre i due gradi di aumento entro il secolo, il livello dei mari potrebbe superare il mezzo metro di crescita, causando l’esodo di centinaia di milioni di persone dalle isole e dalle zone costiere inondate. L’ennesimo allarme climatico è stato ripetuto a Copenhagen, a conclusione della conferenza internazionale che ha riunito la settimana scorsa 1600 climatologi da più di 70 paesi, per iniziativa dell'International Alliance of Research Universities (IARU), un’associazione fra le più importanti università di tutto il mondo. Due anni dopo la pubblicazione del quarto rapporto dell'IPCC, che aveva fornito la sintesi della scienza climatica fino al 2006 e alcuni dei più probabili scenari di cambiamento climatico, il congresso di Copenhagen ha voluto offrire un aggiornamento che tiene conto dei passi avanti compiuti dalla ricerca in questo complesso settore, sia sul fronte più strettamente scientifico e tecnico, sia su quello delle politiche da mettere in atto per fronteggiare il cambiamento climatico.
SEI RACCOMANDAZIONI - Tirate le somme, i 1.600 esperti hanno deciso di consegnare ai governi del mondo un messaggio articolato in sei raccomandazioni. Il testo definitivo sarà consegnato nel prossimo mese di giugno, ma intanto ne sono state anticipate le parti essenziali. Il primo avvertimento riguarda le emissioni globali dei gas serra, che sono in salita, soprattutto nei Paesi di nuova industrializzazione: proprio questi dati rendono sempre più probabili i peggiori scenari tra quelli prospettati due anni fa dall'IPCC. Parametri quali l’aumento della temperatura media globale della superficie terrestre, l'innalzamento del livello medio globale dei mari, la riduzione dei ghiacci artici, l'acidificazione degli oceani e la frequenza di eventi climatici estremi, non possono che peggiorare, accrescendo il rischio futuro di cambiamenti climatici bruschi e irreversibili. Nel secondo avvertimento si sottolinea come le società, soprattutto quelle più povere, si dimostrino molto vulnerabili ai cambiamenti climatici: saranno esse a soffrire di più sia quanto a perdite di vite e beni, sia perché costrette a esodi biblici. La necessità di interventi rapidi e efficaci, da attuare possibilmente entro il 2020, coordinandoli a livello globale e regionale, è contenuta nella terza raccomandazione del documento. Più deboli saranno gli obiettivi per il 2020, più alti i rischi e più difficile sarà agire efficacemente dopo. Ritardare l'inizio di azioni di mitigazione e adattamento, equivarrà ad aumentare significativamente i costi sociali ed economici richiesti dopo. I cambiamenti climatici, si legge nella quarta raccomandazione, avranno, ed hanno già oggi, effetti diversi in diverse aree del pianeta. Le strategie di adattamento e di mitigazione, se vorranno essere efficaci, non potranno evitare di tenere in considerazione queste differenze che rendono alcune popolazioni e alcune aree del pianeta molto più vulnerabili di altre.
SOSTENIBILITÀ - Gli strumenti per fronteggiare efficacemente le sfide dei cambiamenti climatici ci sono già, è scritto nel quinto avvertimento, sono di carattere economico, tecnologico, comportamentale, gestionale, ma devono essere energicamente messi in atto allo scopo di decarbonizzare, cioè limitare drasticamente l’uso dei combustibili fossili. Il sesto ed ultimo avvertimento esorta a ridurre l'inerzia dei nostri sistemi socio-economici, per rendere concreta la transizione verso norme e pratiche che rafforzino la sostenibilità ambientale in ogni settore, industriale e civile. Da Londra, dove si trovava per una conferenza, l'ex viepresidente americano e premio Nobel per la Pace Al Gore ha fatto sapere di avere positive informazioni sull'evoluzione delle trattive che dovrebbero portare entro dicembre, sempre a Copenhagen, alla stipula di un nuovo accordo climatico gobale. "Il cambiamento di rotta dovuto alla nuova politica abientale del presidente Obama sarà determinante", ha assicurato Gore.
05/03 - ENEL GREEN POWER PRIMA AL MONDO PER LE RINNOVABILI
(Fonte: www.rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili)
La nuova nata nel gruppo Enel vanta il primato mondiale come produttore di energia da fonte rinnovabile, ma non basta: nel piano di sviluppo aziendale risulta l’obiettivo, in pochi anni, di voler raddoppiare. Come farà? Quali sono i suoi segreti? L’abbiamo chiesto al direttore, l’ing. Francesco Starace. Intervista di Mauro Spagnolo.
Il mercato delle rinnovabili è in fermento esponenziale. Grandi sono gli interessi di capitali e di professionalità che si stanno concentrando sul settore e notevolissimo l’impegno all’innovazione tecnologica. In questo contesto un ruolo strategico, su scala mondiale, lo gioca Green Power, la società del gruppo Enel destinata al mercato delle rinnovabili.
Abbiamo incontrato il suo direttore, Francesco Starace.
Mauro Spagnolo: Enel Green Power, nata appena tre mesi fa, è la società del Gruppo Enel dedicata allo sviluppo delle attività per la generazione di energia da fonti rinnovabili, in Italia e all’estero. Da un punto di vista così privilegiato, dott. Starace, mi dice cos’è che ancora frena lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese?
Francesco Starace: Innanzitutto la disponibilità delle fonti rinnovabili stesse. Andiamo con ordine: delle quattro fonti principali, in Italia l’idroelettrico è stato completamente sviluppato, pensate che il settore ha più di cento anni e tutto quello che economicamente valeva la pena di realizzare è stato realizzato. Sulla geotermia ad alta entalpia il nostro paese possiede la leadership mondiale, anche se probabilmente si potrebbe sviluppare di più la zona dell’Amiata, ma parliamo al massimo di qualche centinaio di megawatt, mentre si potrebbe fare moltissimo per la geotermia a bassa entalpia, da noi ancora poco conosciuta. Pensi che nel Nevada, Stati Uniti, inaugureremo a breve un impianto a bassa entalpia da 40 megawatt a circuito chiuso. Se le nostre convinzioni verranno confermate dai dati dell’impianto, potremo generare non solo energia termica ma anche elettrica, e credo che ciò aprirà, per questa applicazione, un grande mercato anche in Italia. Il vento in Italia c’è, ma non è quello dei paesi del nord Europa, Brasile, Messico e Stati Uniti. Parliamo mediamente di 2000 ore, non di 3000. Ed in più abbiamo a che fare con un paesaggio stupendo, difficilmente modificabile e con una serie di vincoli che ritengo, nella maggior parte dei casi, siano giustificabili. Il potenziale italiano di 6000 megawatt, più volte discusso, potrebbe al massimo arrivare a 10000, non oltre. Sull’eolico offshore il mare italiano è assolutamente poco adatto. Pensi che a fronte di un investimento triplicato, rispetto a quello sulla terra ferma, il vento in mare dovrebbe triplicare, ma non è così. Per ciò che attiene il solare, invece, le potenzialità sono molto interessanti, specialmente al sud dell’Italia, dove questa fonte è molto abbondante. Personalmente credo che il solare abbia grandi prospettive a patto che entro due anni, massimo tre, si abbatta il costo dei moduli e si aumenti la loro efficienza a tal punto da riuscire a ridurre al minimo, o addirittura annullare, gli incentivi pubblici. In pratica avvicinarla al costo dell’energia consumata dall’utente finale nelle ore di punta. A quel punto il fotovoltaico diverrà davvero competitivo e si aprirà un mercato immenso.
MS: Mi scusi vuol ripetere….
FS: Dicevo che, secondo me, nel 2012 il fotovoltaico potrebbe raggiungere la parità, raggiungere cioè il costo delle altre energie rispetto all’utenza finale. Se ciò avverrà l’Italia avrà un ruolo molto forte nello sviluppo di questa tecnologia.
MS: In una recente intervista, lei ha illustrato l’ambizioso Piano di sviluppo aziendale che punta, in pochi anni, a raddoppiare la sua capacità produttiva. Come avverrà e su quali rinnovabili punterete maggiormente?
FS: La nostra Azienda vanta circa 17 Terawattora alla fine del 2008. Con tale valore siamo il primo produttore al mondo di energia da fonte rinnovabile. Noi pensiamo di continuare a crescere nella geotermia, in quanto ne abbiamo ampiamente le competenze, e nell’idroelettrico, ma quasi esclusivamente fuori dall’Italia. Il vento ha un futuro imponente negli USA, Messico, Brasile, e Cile dove il potenziale è immenso. Mentre per il solare lavoreremo molto anche nel nostro paese, specialmente se si realizzeranno a breve quelle condizioni di parità rispetto alle altre fonti. a particolarità della nostra Azienda è che investe una parte di ciò che genera, circa un miliardo e duecento milioni di euro all’anno, senza indebitarsi. Quindi continuiamo a crescere solo grazie ai nostri mezzi. Mi sembra una condizione rara, visto i tempi.
MS: E’ in corso in Italia un interessante dibattito sul confronto tra la convenienza del solare e quella dell’eolico. Qual è la sua opinione?
FS: Credo che il fotovoltaico abbia attualmente in Italia due anime. Una è quella dei sistemi integrati agli edifici, l’altra quella dei grandi impianti a terra, i cosiddetti parchi solari. Parlo di due anime perché queste due tipologie di impianto ruotano intorno a sistemi completamente diversi. La prima, indirizzata all’utente finale, è ampiamente motivata dal fatto che consente di non pagare, o pagare meno, l’energia elettrica che si consuma sul posto, e di ottenere lauti incentivi che ripagano il costo iniziale dell’impianto. I parchi solari, invece, sono dei mega impianti che producono energia per l’immissione in rete, destinata quindi a competere con tutte le altre energie nel mercato all’ingrosso. Se consideriamo un investimento in Italia di cento milioni di euro per un impianto fotovoltaico, riusciremo a produrre circa 25 Megawattora, contro i 70 di un eolico. Il ritorno dell’investimento del fotovoltaico si attesta a circa il 10-11% per l’eolico 12-13%. Se consideriamo quindi le due alternative con un approccio prettamente finanziario, appare evidente che il vento, rispetto al sole e a parità di investimento, offre circa due o tre volte i volumi di energia e due o tre punti in più di rendimento. E tutto questo nonostante che l’incentivo italiano sul solare sia circa il doppio rispetto a quello ottenibile con l’eolico. Ciò dice tutto, se parliamo ripeto in termini di investimento e di produttività all’ingrosso, sulla convenienza tra le due tecnologie. Ben diverso se trattiamo di contesto urbano dove il fotovoltaico risulta chiaramente, tra le due, l’unica opzione possibile. Io credo che non dobbiamo avere la presunzione di affermare che un modello possa prevalere sull’altro. Possiamo solo indicare, a lungo termine, che il modello della generazione distribuita possa avere delle valenze di sostenibilità maggiori rispetto a quella centralizzata.
MS: Quanto è importante, in questa corsa allo sviluppo delle rinnovabili, l’innovazione e l’eccellenza tecnologica?
FS: E’ fondamentale. L’eccellenza tecnologica è praticamente il fulcro di tutto ciò che ci siamo detti. Vede, il successo delle fonti rinnovabili dipende dal rapido avvicinarsi, senza ausili esterni, alla piena competitività con quelle fossili. E questo avverrà solo grazie alla ricerca e all’innovazione. E le ripeto, credo che ciò avvenga prima di quanto si possa credere.
MS: Oggi si fa un gran parlare della svolta nuclearista dell’attuale governo. E in questo l’Enel gioca un ruolo di straordinaria importanza sia dal punto di vista dello sviluppo tecnologico che da quello di potenziale realizzatore e gestore delle future centrali. Posso chiederle il suo personale parere sul ritorno del nucleare in Italia e se ritiene che questo possa in qualche modo ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili?
FS: Le premetto che sono un ingegnere nucleare e che ho lavorato da subito nel nucleare. Ne sono uscito, però, quasi subito perché pensavo che difficilmente sarei stato così fortunato da vedere, nella mia vita, una centrale realizzata. Infatti i tempi tecnici, e specialmente burocratici del nucleare, erano e saranno lentissimi. Però le dico che non trovo nessun problema tra nucleare e rinnovabili, anzi vedo quasi una simbiosi tra le due. Il nucleare è lento, a lungo termine e centralizzato, le rinnovabili rapide, a breve termine e distribuite. Sono mondi separati che vivono benissimo in simbiosi. Ed entrambe non emettono CO2.
04/03 - 2050 BANCAROTTA ENERGETICA
(Fonte: Corriere della Sera www.corriere.it - Franco Foresta Martin)
ROMA - Il bilancio energetico globale non lascia speranze: per alimentare l’economia mondiale fino al 2050, mantenendo i parametri attuali, con i combustibili fossili che coprono l’80,9% dell’energia primaria, servono 856 mila miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Ma, tra carbone, petrolio, gas naturale e uranio, il mondo ne ha a disposizione 800 mila. Amara conclusione: se si continua con la crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate saranno esaurite. Queste le disarmanti premesse del dossier «Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento», presentato oggi a Roma dal comitato scientifico del WWF Italia. Un’analisi globale che rappresenta un punto partenza per fare riflettere sull’estrema vulnerabilità del caso Italia e sulla necessità di costruire una efficace strategia energetica nazionale.
BUONE POTENZIALITÀ IN ITALIA - «Nell’anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima, è più che mai urgente che il governo doti il Paese di un Piano nazionale per l’energia e di un altro per l’adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto», ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. L’Italia basa le proprie forniture di energia quasi esclusivamente su fonti fossili, hanno ricordato gli esperti del WWF. Proseguendo su questa strada, i consumi energetici cresceranno e, tranne che per una modesta quota di rinnovabili, continueranno a basarsi su fonti importate che, per il progressivo esaurimento e il costante aumento della domanda, saranno sempre più costose. «Al contrario, siamo particolarmente avvantaggiati quanto a fonti rinnovabili, che sono invece sempre più economiche: abbiamo un buon potenziale idroelettrico, foreste e produttività agricola che garantirebbero biomasse di scarto, e siamo tra i Paesi europei più soleggiati».
IL TRICOLORE ENERGETICO - Di qui la ricetta del WWF da attuare entro il 2030: - 50% dei consumi e -50% delle fonti fossili. In compenso, triplicare le fonti rinnovabili, con investimenti iniziali ampiamente ricompensati dalla convenienza a medio termine, per uno scenario complessivo in cui il fabbisogno energetico nazionale sia assicurato per metà da fonti rinnovabili e per l’altra metà dai combustibili fossili. Scenario definito dagli esperti del WWF: «Un vero e proprio "tricolore" energetico per l’Italia: rosso per le fonti convenzionali, verde per le rinnovabili e bianco per l’efficienza da sviluppare». Particolarmente rischiosa, anche sul piano economico, viene giudicata dal WWF la scelta di un ritorno all’energia nucleare: «Fonte che, se si comprendessero anche i futuri costi di smantellamento delle centrali e di gestione finale delle scorie, nonché gli elevati investimenti pubblici già ricevuti (per la ricerca, la gestione della sicurezza esterna e lo sviluppo di infrastrutture), sarebbe già oggi non competitiva. Gli analisti internazionali, per esempio Moody’s, prevedono, infatti, che il costo del kWh prodotto sia destinato a raddoppiare entro il 2022, data in cui dovrebbero entrare in funzione le prime centrali italiane ipotizzate dal governo».
CAMBIAMENTO CLIMATICO - Sul fronte del cambiamento climatico gli esperti del WWF hanno ricordato che il 90% dei disastri naturali in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi metereologici o climatici, i cui costi di riparazione hanno raggiunto circa 15 miliardi di euro l’anno. Mentre la Commissione Europea ha ormai definito un libro bianco per le strategie di adattamento, in Italia il tema è ancora agli albori, lamentano gli esperti del WWF, i quali chiedono al governo di attuare con urgenza il monitoraggio degli ambienti più delicati: foreste, sistemi agricoli, ecosistemi marini e di acqua dolce; e di avviare le opere di ripristino del territorio per renderlo meno vulnerabile ai cambiamenti climatici. «Purtroppo oggi si continuano a proporre infrastrutture considerando poco i conseguenti effetti negativi sui sistemi naturali». Alla stesura del dossier WWF hanno collaborato i professori Vincenzo Balzani, chimico dell'università di Bologna; Sergio Castellari, Focal Point IPCC Italia e ricercatore dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia; Marino Gatto, ecologo del Politecnico di Milano; Sergio Ulgiati, del dipartimento di Scienze per l’Ambiente dell’università Parthenope di Napoli
03/03 - INNALZAMENTO DELLE PALE EOLICHE IN TOSCANA
(Fonte: rinnovabili.it quotidiano di informazione sulle fonti rinnovabili www.rinnovabili.it)
Ventotto metri in più rispetto all’attuale limite d’altezza per l’inserimento, nel paesaggio toscano, di aerogeneratori destinati alla produzione di energia elettrica. Questo è quanto richiede il Movimento Cooperativo Toscano alla stessa Regione Toscana. L’innalzamento del limite da 22 metri attuali ai 50 richiesti, permetterebbe la coesistenza di impianti per la produzione di energia elettrica che sfruttano altre fonti rinnovabili, come il fotovoltaico o il solare termico diffusi su gran parte del territorio. Attualmente, infatti, a giudizio delle cooperative toscane se la proposta del PIT regionale, il Piano di Indirizzo del Territorio, è complessivamente rispondente alle esigenze di salvaguardia del paesaggio, d’altro canto contiene anche alcune rigidità che rischiano non solo di vanificare gli obiettivi del Piano Energetico ma anche quello di vanificare i programmi delle aziende agricole interessate alla produzione di energia da fonti rinnovabili. La richiesta è stata quindi avanzata alla Regione Toscana attraverso una proposta di modifica consegnata alla stessa Regione dalle tre principali cooperative insieme: Legacoop, Confcoooperative e Agci, in rappresentanza di oltre 450 cooperative agricole in Toscana che contano più di 25.000 soci.
02/03 - GLOSSARIO DELLE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI
(Fonte: Governo Italiano - Dossier "Certificati verdi, cambiano gli incentivi all'energia rinnovabile" - www.governo.it)
- Fonti energetiche rinnovabili sono il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici;
- Produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell'impianto;
- Sistema elettrico nazionale è il complesso degli impianti di produzione, delle reti di trasmissione e di distribuzione nonché dei servizi ausiliari e dei dispositivi di interconnessione e dispacciamento ubicati nel territorio nazionale;
- Cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica e calore alle condizioni definite dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che garantiscano un significativo risparmio di energia rispetto alle produzioni separate;
- Clienti sono le imprese o società di distribuzione, gli acquirenti grossisti e gli acquirenti finali di energia elettrica;
- Distribuzione è il trasporto e la trasformazione di energia elettrica su reti di distribuzione a media e bassa tensione per le consegne ai clienti finali;
- Trasmissione è l'attività di trasporto e trasformazione dell'energia elettrica sulla rete interconnessa ad alta tensione ai fini della consegna ai clienti, ai distributori e ai destinatari dell'energia autoprodotta;
- Potenziamento o ripotenziamento è l'intervento tecnologico eseguito su un impianto tale da consentire una producibilità aggiuntiva dell'impianto stesso;
- Rifacimento totale è l'intervento impiantistico-tecnologico eseguito su un impianto esistente alimentato da fonti rinnovabili;
- Riattivazione è la messa in servizio di un impianto dimesso da oltre cinque anni;
- Biomasse da filiera sono le biomasse e il biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti, ottenuti nell'ambito di intese di filiera o contratti quadro, oppure di filiere corte, cioè ottenuti entro un raggio di 70 chilometri dall'impianto che li utilizza per produrre energia elettrica;
- GSE è il gestore dei servizi elettrici - GSE S.p.a., già Gestore della rete di trasmissione nazionale S.p.a..
01/03 - CONSULTABILE IN LINEA LA GUIDA AL CONTO ENERGIA 2009
Aggiornata la "Guida al conto energia" del Gestore dei Servizi Elettrici, giunta ormai alla terza edizione. La guida è stata elaborata in collaborazione con l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG), in particolare per quanto riguarda le indicazioni relative alla vendita dell'energia, alla connessione degli impianti alla rete elettrica e alla misura dell'energia prodotta.
Il documento, che costituisce un utilissimo supporto per tutti coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico ed usufruire delle incentivazioni previste dal "conto energia", reca in questa edizione alcune novità:
- le nuove regole dello scambio sul posto (per impianti fino a 200 kW)
- l'aggiornamento delle tariffe incentivanti
- le nuove condizioni stabilite dall'Autorità (AEEG) per la connessione alla rete.
La guida si compone di due sezioni: nella prima sono illustrati le novità per il Conto Energia introdotte dal D.M.19 febbraio 2007, l'iter autorizzativo per la realizzazione e la connessione dell'impianto alla rete e le modalità di richiesta dell'incentivo e del premio al GSE; nella seconda sezione sono approfonditi aspetti tecnici relativi all'impianto fotovoltaico, ai tempi di ritorno dell'investimento ed alla normativa vigente.
Scarica il Testo della Guida al Conto Energia