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Isola d’Elba autosufficiente con le rinnovabili

Mozione del M5S in Regione: serve un piano per incrementare l’utilizzo delle nuove energie
Un piano regionale per l’autonomia energetica da fonti rinnovabili dell’Arcipelago Toscano. È quanto chiede il Movimento 5 Stelle con una mozione che sarà discussa nel consiglio regionale di mercoledì 23 novembre.
«Le sette isole principali dell’arcipelago toscano soffrono croniche deficienze energetiche, al punto da richiedere continui contributi di gasolio e biodiesel – spiegano dal M5S regionale – Questa situazione, oltre al problema costi e impatto ambientale, genera periodici incidenti. Da ultimo quello a Gorgona, dove una delle vecchie cisterne di stoccaggio si è rotta e 4500 litri di idrocarburi sono usciti fuori, per la metà finendo nella splendida acqua dell’isola». A tutto questo, secondo il M5S, è possibile porre rimedio con un piano energetico dedicato che porti l’arcipelago toscano all’autonomia energetica 100% da fonti rinnovabili.

«A chi ci dice sia un sogno, rispondiamo di no: basta programmare e gli esempi in Europa e nel mondo si sprecano», segnalano i Cinque Stelle.
«L’isola El Hierro, nelle Canarie (Spagna), ha una superficie simile alla nostra Elba ed ha già raggiunto l’autonomia energetica abbinando eolico e idroelettrico. Così come l’isola di Pellworm (Germania), molto simile al Giglio per estensione ed abitanti, che riesce addirittura a produrre tre volte la richiesta elettrica interna fino a distribuire l’eccedenza oltre confine. Il report Isole 100% rinnovabili di Legambiente fornisce un interessante dettaglio sugli esempi da seguire, in UE e nei paesi extracomunitari. A volte basta guardarsi intorno e copiare, sempre se c’è la volontà politica di avanzare queste proposte. Noi l’abbiamo, l’avrà anche il Partito Democratico?” incalza Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S e vicepresidente della commissione ambiente e territorio primo firmatario dell’atto.

LEGGI TUTTO: «Isola d’Elba al 100 autosufficiente con le rinnovabili» – Cronaca – il Tirreno




Biocarburanti agricoli, l’UE potrebbe dimezzare il target 2030

La Commissione europea avrebbe presentato una proposta per ridurre la quota di biocarburanti agricoli dal 7 al 3,8% per il post 2030.
L’Unione Europea potrebbe dare un ulteriore taglio all’obiettivo sui biocarburanti agricoli post 2020. Lo rivela la Reuters spiegando che l’esecutivo, impegnato in questi giorni nell’aggiornamento delle direttive riguardati energie e ambiente, avrebbe tra le proposte addirittura il dimezzamento della quantità massima di biofuel di prima generazione, ossia quello ottenuto da colture alimentari o in competizione con esse per i terreni.
Secondo il documento visionato dall’agenzia, Bruxelles intende portare il contributo massimo di biocombustibili liquidi “tradizionali” dal 7 al 3,8 per cento nel periodo fra il 2021 e il 2030.

Una misura probabilmente dettata dalle crescenti critiche nei confronti di una scelta – quella di impiegare materie prime edibili per la produzione – rivelatasi nel tempo tutto, fuorché sostenibile. Se da un lato il biofuel di prima generazione ha degli innegabili benefici ambientali, soprattutto in termini di impronta di carbonio netta, dall’altro ha dato via libera nel tempo a coltivazioni intensive di canna da zucchero od olio colza riservate esclusivamente all’industria di carburanti.
E, sicurezza alimentare a parte, i biocombustibili di prima generazione sono legati a doppio filo a fenomeni di land grabbing, deforestazione e agli effetti dannosi del cambio di destinazione del suolo (fattore ILUC – indirect land use change). Solo nel 2012, l’Unione europea ha dedicato il 3 per cento della sua terra coltivata alla produzione di materie prime per i biocarburanti consumati all’interno del blocco dei 28.

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Quasi soddisfatti i target 2020 ma per il 2030?


Il rapporto dell’AEA conferma: i Ventotto sono sulla buona strada per soddisfare i target rinnovabili al 2020, ma senza maggiori sforzi il 2030 è incerto.

A soli due giorni dalla pubblicazione del Pacchetto Energia della Commissione Europea, l’Agenzia comunitaria dell’Ambiente AEA pubblica gli ultimi aggiornamenti sui consumi di rinnovabili all’interno dei Ventotto. Gli stati membri hanno aumentato la quota “verde” di energia nel loro mix, in linea con quanto richiesto dal precedente Pacchetto, il “20-20-20”. Oggi usano più fonti rinnovabili e i consumi energetici sono calati, a parte la piccola crescita registrata nel 2015.
Lo scorso anno, le green energy hanno coperto a livello del Blocco il 16,4% dei consumi finali lordi di energia, in crescita di 0,4 punti dal 2014 e distanti solo 3,7 punti dall’obiettivo 2020.

“La nostra relazione ‘Tendenze e proiezioni in Europa 2016′ dimostra che i target 2020 dell’UE in materia di energia e clima sono ora a portata di mano. Ma alcune tendenze sono allarmanti, in particolare nel trasporto”, ha detto Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA. “In questo settore, l’uso delle energie rinnovabili rimane insufficiente e le emissioni di gas a effetto serra sono di nuovo in aumento”.

LEGGI TUTTO: Rinnovabili: l’Europa potrebbe non raggiungere gli obiettivi 2030

Perché investire nell’efficienza energetica

Non bisogna ridurre l’efficienza energetica al mero risparmio di energia: ogni kWh risparmiato porta infatti con sé una serie di bonus e per un’azienda investire in efficienza è un modo per aumentare la competitività agendo su tutta la filiera.
Cos’è l’efficienza energetica? Ha senso investirci, specie in un periodo di prezzi bassi? Quali sono le buone pratiche dell’energy management e come sta evolvendo il ruolo degli energy manager?

Sono alcune delle domande a cui Enermanagement, la conferenza annuale FIRE, cerca di dare una risposta.

Le prime due domande, in particolare, meritano un approfondimento, perché non sono scontate.

Molti identificano l’efficienza energetica con la possibilità di risparmiare in bolletta riducendo i consumi di energia. Per quanto interessante, questo elemento da solo non giustifica una particolare attenzione al tema: su circa trecento mila imprese manifatturiere, quelle energivore, ossia caratterizzate da una spesa energetica superiore al 2% del fatturato, sono circa tremila. Per il restante 99% delle imprese conseguire risparmi energetici risulta sicuramente utile, ma difficilmente può rappresentare una priorità rispetto ad altre voci di costo.

Purtroppo questa assimilazione dell’efficienza energetica al risparmio energetico è la visione dominante, che si traduce in una scarsa spinta top-down all’efficienza energetica, da parte di istituzioni e associazioni di categoria rappresentative dei consumatori industriali e del terziario.

LEGGI TUTTO: Perché investire nell’efficienza energetica | QualEnergia.it

I benefici dell’agroselvicoltura nella lotta climatica

Promosso da Centro per un Futuro Sostenibile e dalla rappresentanza permanente italiana presso la FAO, la Conferenza Internazionale “Climate Change and Agroforestry”

L’agroselvicoltura ha un ruolo chiave da svolgere nell’aiutare il mondo nella lotta al cambiamento climatico. Di questo ruolo e degli strumenti da mettere a frutto si è parlato oggi a Roma durante la Conferenza Internazionale “Climate Change and Agroforestry“.
L’incontro – promosso da Centro per un Futuro Sostenibile presieduto da Francesco Rutelli e dalla rappresentanza permanente italiana presso la FAO (Food and Agricolture Organization) – ha messo a confronto una decina di esperti del mondo scientifico, agrotecnico, ambientalista sull’approccio territoriale misto dell’Agroforestry. “Un uso efficiente del territorio dove gli alberi possono essere gestiti insieme con le colture e sistemi di produzione animale” è per Helena Semedo, Vice Direttore Generale della FAO, una componente essenziale del “nuovo cambiamento di paradigma per l’agricoltura sostenibile”. Nonostante la maggior parte dei paesi abbia riconosciuto il ruolo dell’agricoltura come principale emettitore di gas serra, nel 2014 solo il due per cento dei finanziamenti internazionali per il clima sono stati diretti al settore comprese foreste, pesca e sub-comparti zootecnici. Non si fa abbastanza e non lo si fa velocemente.

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  • paolo: consiglio segnalare la truffa al 117 GDF.
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