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Energie rinnovabili un debito poco ‘smart’

Pierluigi Borghini – Presidente Consulta Pdl “Attività Produttive”

La Consulta del Pdl “attività produttive” che presiedo, lo scorso settembre ha presentato un documento dal titolo: Quale energia per lo sviluppo del paese? con lo scopo di sensibilizzare i cittadini, il mondo politico, associativo ed imprenditoriale in merito alla complessità della situazione energetica italiana.

Analizzando la storia degli ultimi anni, il disegno di legge sulla politica industriale varato dal governo Prodi nel 2006, si è rivelato purtroppo pernicioso e fallimentare. Il Governo Berlusconi, a sua volta, non ha potuto frenare quest’operazione avviata, perché avrebbe significato il fallimento di tante aziende e la messa a repentaglio di molti posti di lavoro. Il meccanismo di incentivazione del fotovoltaico e dell’eolico ha fatto proliferare gli impianti, senza far corrispondere un adeguamento della rete per renderla completamente bidirezionale. La creazione di questo diffuso sistema di generazione, che oggi per il fotovoltaico vale oltre 13GW con oltre 340.000 impianti in esercizio, ha creato un debito, relativamente agli incentivi concessi, che vale circa 170 miliardi e dovrà essere pagato da tutti gli italiani con la bolletta Enel per 20 anni.

Questo enorme debito non ha stabilizzato e reso efficiente il sistema ma sono stati soldi che per la maggior parte sono andati alla produzione industriale cinese e tedesca. Le recenti novità sul fronte delle rinnovabili da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico, ci confermano che l’Italia resta il paese con l’incentivo più alto di tutta Europa. Il problema però non è tagliare gli incentivi ma rendere gli incentivi un investimento fruttifero per il paese. La potenza delle sole energie alternative vale 24/25 GW ed è una potenza enorme. La vecchia rinnovabile, ossia l’idroelettrica, valeva e vale circa 18 GW. Abbiamo più che raddoppiato le rinnovabili con il fotovoltaico, l’eolico e le biomasse.

La nostra rete unidirezionale, non permette di sfruttare in pieno tutta l’energia prodotta dalle rinnovabili, che è discontinua, caratterizzata da un’alternanza di picchi e cali, che vanno gestiti attraverso il sistema delle “smartgrid”, sistema caratterizzato da una bidirezionalità puntiforme e reticolare. E’ fondamentale quindi l’adeguamento della rete.

L’altra criticità è rappresentata dall’immagazzinamento dell’energia. Ad oggi non esistono sistemi di accumulo dell’energia adeguati a questa capacità generativa. Non è più sopportabile da un punto di vista dei costi di sistema pertanto, mettere in esercizio altri impianti da fonte rinnovabile non programmabile, fino a che non ci saranno meccanismi idonei di utilizzo e di accumulo della loro energia. È importante che qualcuno investa per stoccare l’energia prodotta e non consumata, altrimenti vi sarà sempre una forte diseconomia per i consumatori e le imprese. L’altro problema, da non sottovalutare, riguarda l’impatto ambientale; sia in termini paesaggistici che di smaltimento dei materiali che vengono utilizzati. Tirando le conclusioni, gli investimenti ormai sono stati fatti e non è il caso continuare ad incentivarli finché non sarà chiaro quanto e come questi investimenti possano produrre risultati positivi per l’economia del paese. Il decreto ha tagliato del 35% gli incentivi, sarebbe stato opportuno tagliare del 50% e comunque con un ulteriore “dècalage” per i prossimi 2/3 anni. Oggi un impianto fotovoltaico costa 2000 mila euro per ogni KW installato, 4 anni fa 6000 euro. Gli incentivi sono decresciuti del 35%, ma il costo dell’impianto è decresciuto del 70%, si evince quindi che non c’è parametrazione coerente. La posizione della Consulta è di approvazione per il taglio degli incentivi ma è d’obbligo prevedere un’ulteriore decurtazione a breve, mettendo a frutto gli investimenti fatti. Il sistema Paese, grazie ad una giusta governance, deve sviluppare impianti di produzione e di trasporto di elettricità efficienti ed economici, tenendo conto del problema della rete, dell’accumulo in sistemi di stoccaggio elettrochimico o di nuovi pompaggi idroelettrici dell’energia generata e dell’impatto ambientale e paesaggistico, investendo in ricerca e sviluppo a garanzia della competitività, delle professionalità e delle opportunità per le nuove generazioni.

 




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