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L’Irlanda punta sulle energie rinnovabili

Una manovra del governo tassa maggiormente chi inquina
Nel maggio 2012 il governo irlandese ha lanciato la propria strategia 2012-2020 per le energie rinnovabili, che delinea gli obiettivi strategici e le 36 azioni specifiche finalizzate a massimizzare il potenziale economico delle energie rinnovabili. Questi i cinque obiettivi strategici che rappresentano la chiave della sfida energetica fino al 2020:

– Aumentare progressivamente l’elettricità rinnovabile proveniente dall’energia eolica – onshore e offshore – per il mercato interno e per l’esportazione

– Organizzare un settore della bioenergia sostenibile che sia di supporto al riscaldamento rinnovabile, al trasporto e alla generazione di energia elettrica

– Promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie rinnovabili

– Aumentare l’uso dell’energia sostenibile nel settore dei trasporti attraverso i biocarburanti e l’elettrificazione

– Sviluppare un sistema energetico intelligente, robusto ed economico
Secondo le previsioni del piano, l’Irlanda – che produce oggi 7 GW di energia elettrica all’anno – potrebbe produrre entro il 2020 metà della sua elettricità grazie a vento, mare ed energia solare.

Nel mese di dicembre, lo stesso governo ha presentato una manovra finanziaria che punta a ridurre drasticamente il debito pubblico per il 2013 attraverso un pacchetto di tagli alla spesa e nuove tasse, tra cui quelle sull’utilizzo di combustibili fossili di case, uffici, automobili e fabbriche. Il principio “chi inquina paga” applicato anche ai privati nei loro consumi e nelle loro abitudini: il cittadino irlandese che acquista una macchina nuova viene infatti tassato in proporzione a quanto il veicolo inquina, inoltre chi non fa la raccolta differenziata viene maggiormente tassato (in questi ultimi anni i rifiuti degli irlandesi sono stati sistematicamente controllati e pesati).

La manovra ha fatto salire automaticamente il costo di petrolio, gas naturale e cherosene: agli irlandesi viene lasciata quindi la scelta tra continuare ad inquinare, pagando, o investire in energie rinnovabili e riciclaggio di rifiuti. Gli irlandesi avrebbero optato per la seconda opzione a guardare gli alti livelli di sfruttamento dell’energia pulita e le importanti riduzioni nelle emissioni inquinanti di CO2 correlate alla produzione di energia.

L’Irlanda, che dal primo gennaio è alla guida dell’Unione europea, ha inserito l’ambiente anche tra le priorità della sua presidenza.

L’Irlanda sembrerebbe essere dunque sulla buona strada per diventare – secondo i suoi stessi propositi – “l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili”, nonostante la recente scoperta di nuovi giacimenti di petrolio nel Mare Celtico che, potendo produrre fino a 280 milioni di barili, per un valore di 30 miliardi di euro, potrebbero rappresentare un’allettante possibilità per l’Irlanda di riprendersi dalla crisi economica.




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