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Passera rilancia le trivelle, ma rinnovabili darebbero 10 volte più lavoro

Legambiente interviene contro le ultime affermazioni del ministro Passera a favore di trivelle: il petrolio arricchirebbe pochi, mentre le rinnovabili ridurrebbero le spese delle famiglie, risparmiando l’ambiente di tutti.
Il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, interviene in merito all’opportunità di promuovere le estrazioni di petrolio in Italia per sviluppare economia e lavoro. Come prevedibile, le reazioni degli ambientalisti non si fanno attendere. Prima a comunicare il proprio dissenso è Legambiente, che attraverso le parole del presidente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza, commenta: «Il ministro Passera ha svelato le sue carte: frenare con ogni mezzo le rinnovabili per favorire le fonti fossili. Difficile comprenderne la logica ma è evidentemente questo il piano di un ministro che si sta battendo per penalizzare le fonti rinnovabili, additandole come responsabili degli aumenti in bolletta, attraverso limiti annui agli investimenti, burocrazia e riduzione degli incentivi che aumentano le incertezze sulla realizzazione degli impianti, e con limiti perfino per gli impianti casalinghi».

E prima che si possano scatenare polemiche sterili, l’associazione del cigno tiene a mettere davanti alle parole i numeri: le riserve di petrolio lungo lo Stivale si aggirano intorno ai 187 milioni di tonnellate, quota che, agli attuali tassi di consumo, verrebbe consumata in soli due anni e mezzo.
Passando poi ai 25.000 posti di lavoro previsti dal ministro per l’estrazione di idrocarburi, il confronto con le fonti pulite, sostiene Legambiente, non regge: se il paese puntasse seriamente sulle rinnovabili le prospettive occupazionali salirebbero a circa 250.000 posti di lavoro, «dieci volte i numeri propagandati da Passera per gli idrocarburi» sottolinea l’associazione.
Infine, spostando l’attenzione dal solo dato occupazionale al benessere più generale dei cittadini, il divario tra petrolio e fonti pulite aumenta: «Le fonti rinnovabili termiche ed elettriche, il risparmio e l’efficienza energetica – spiega Cogliati Dezza – sono la strada maestra per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese. Sono questi gli ingredienti di una ricetta democratica, valida per tutto il paese, al contrario di quello che succederebbe con l’estrazione di petrolio, per cui si arricchirebbero in pochi ma si danneggerebbe il patrimonio ambientale di tutti. Il Governo – conclude il presidente nazionale di Legambiente – dovrebbe dare certezze allo sviluppo di uno scenario energetico sostenibile, cambiando i decreti attraverso il coinvolgimento delle aziende e delle associazioni del settore e presentando, finalmente, i decreti sulle rinnovabili termiche che si attendono ormai dal settembre 2011».

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