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Rinnovabili: dagli incentivi al mercato vero, verso la maturità

Al convegno Rinnovabili 2.0, tenutosi a Roma il 18 aprile, si è parlato di Quinto Conto Energia e del radicale cambiamento che coinvolgerà il mondo delle energie rinnovabili, ormai diventate “una forza storica” che destabilizza il termoelettrico convenzionale.
Gli operatori delle rinnovabili lo sapevano da tempo, lo sapevano le associazioni di settore e anche gli economisti: la situazione, così com’era, non poteva durare. I nodi prima o poi sarebbero venuti al pettine e – come previsto – il momento è giunto.
È un’analisi parecchio razionale quella emersa al convegno Rinnovabili 2.0 – tenutosi a Roma il 18 aprile – che ha visto riunirsi alcuni membri delle più importanti associazioni di settore, esperti, economisti e rappresentanti dell’autorità per l’energia elettrica e il gas nonché del governo.
Diversi gli errori fatti finora: dall’inefficace controllo degli incentivi, ai riferimenti normativi incostanti e sub-ottimali, dagli impegni presi a fronte di tecnologie non ancora competitive, alla carenza di un’adeguata politica industriale fino allo spazio dato ad autorizzazioni improprie e a operatori poco efficienti. Tutti fattori che hanno contribuito a rendere le fonti sostenibili una risorsa insostenibile dal punto di vista economico.
Ma, secondo quanto ha sottolineato Tommaso Barbetti, esperto di mercati ambientali e socio fondatore di eLeMeNS, non si è arrivati a un Quinto contro energia così tranchant – ricordiamo che gli incentivi con tutta probabilità saranno ridotti dal 35 al 50%, ci sarà un sistema di aste per impianti superiori ai 5 MW (sopra i 20 per idroelettrico e geotermico), verranno introdotti i registri per gli impianti sotto i 5 MW e i tetti annui alla potenza incentivabile – solo per ridurre i costi di un sistema troppo oneroso e inefficiente. C’è di più. Il problema riguarda anche e non secondariamente la riduzione della potenza installata su scala nazionale (come visto, infatti, non è stato tagliato solo l’incentivo ma – tramite le aste e i registri – anche il perimetro di incentivazione, quindi il numero di impianti da poter incentivare).
Il perché è presto spiegato: tutto il comparto delle rinnovabili, cresciuto in questo sistema protetto, è ormai diventato “una forza storica”, così come sottolineato da Carlo Durante membro del consiglio direttivo di Aper (Associazione produttori energia rinnovabile), in grado di destabilizzare in maniera importante i giganti del termoelettrico tradizionale.

Se guardiamo i dati – continua Barbetti – vediamo che nel 2010, in Italia, la potenza installata da fonti rinnovabili era di 30 GW, nel 2011 – soprattutto grazie al fotovoltaico – invece, si è passati a 41 GW. Un’impennata straordinaria, preceduta da un’altrettanto straordinaria incentivazione, che ha reso le rinnovabili, in taluni casi (per esempio quando il tempo è bello e la richiesta energetica non molto alta), in grado di soddisfare completamente il carico elettrico con conseguente sconvolgimento del mercato noto.
Per intenderci, il costo medio dell’energia, nel 2010, seguiva un andamento classico nelle 24 ore del giorno: era molto basso di notte, si alzava con l’aumentare della domanda nelle ore diurne e poi di sera tornava a diminuire. Nel 2011 è successo il finimondo: è entrata in esercizio tantissima potenza rinnovabile e parallelamente i prezzi del petrolio si sono innalzati, mandando il mercato consolidato a gambe all’aria.
I prezzi di giorno sono effettivamente saliti ma in misura nettamente inferiore rispetto a quanto atteso in rapporto alla crescita del costo dell’oro nero, sono invece schizzati alle stelle di notte. Questo perché il fotovoltaico e l’eolico – che immettono energia sul mercato a un prezzo variabile che si approssima allo zero (una volta costruito l’impianto, infatti, non ci sono costi aggiuntivi che dipendano dalla produzione o dalla non produzione) durante il giorno abbassavano il prezzo dell’energia, togliendo margini e competitività agli impianti termoelettrici tradizionali che tentavano di recuperare i loro costi di notte. Ecco dunque le ragioni che vanno a fare chiarezza sulle attuali scelte del Governo.
E così per il settore delle rinnovabili tutto cambia e si aprono scenari completamente nuovi. Da un sistema agevolato in cui mancavano tutti gli aspetti legati all’efficienza e alla competitività tipici di una situazione di mercato, le fonti pulite dovranno traghettare – e non in maniera soft – verso il mondo del mercato vero, il mondo di tipo industriale, con la sua concorrenza e tutto il resto. Se finora, infatti, la struttura di business era stata molto semplice: installazione impianto – spesso comprando l’autorizzazione – e affidamento totale al Gse per vendere l’energia e ricevere gli incentivi, ora è richiesto un cambio di passo obbligato perché, mantenendo il vecchio modello, con le nuove tariffe si va incontro a rendimenti nettamente inferiori, se non inesistenti come nel caso di biogas e biomasse.
I produttori, allora, dovranno cominciare a fare trading, a partecipare direttamente alla fase di vendita dell’energia, a gestire i loro profili di produzione e ad aumentare l’efficienza del loro impianto. In questo modo riusciranno a mantenere l’attività in piedi con rendimenti un po’ più bassi ma tendenti a quelli dell’era incentivo.
E seppur il passaggio sia positivo e auspicato dagli stessi operatori del settore – così strutturato – rischia di soffocare i player (che in tempo zero dovrebbero apprendere ad agire secondo meccanismi lontani anni luce da quelli utilizzati finora) e di vanificare in un colpo solo tutti gli sforzi e gli investimenti fatti in questa direzione. E’ bene rendersi conto, come magistralmente sintetizza Carlo Durante, che la richiesta fatta oggi alle Rinnovabili è quella di andare a lavorare subito dopo aver finito l’asilo.




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