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Sulla Certificazione Energetica degli Edifici

Riceviamo e pubblichiamo una approfondita analisi, a cura del collega ing. Emanuel Atzori, sui più comuni errori ed omissioni riscontrati negli Attestati di Prestazione Energetica.

COME NON REDIGERE UN ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA

a cura di Atzori ing. Emanuel
Ingegnere Energetico
Libero Professionista

0. PREMESSA

Dopo una rapida introduzione al tema della certificazione Energetica degli Edifici, sono presentati gli esempi di “errore” più comunemente commessi nella redazione di Attestato di Prestazione Energetica (di seguito, per brevità APE).
Con il termine “errore” si vuole indicare sia la scorretta modellazione del sistema termodinamico edificio-impianto sia le inesattezze compiute nella fase di compilazione manuale dell’APE.
Riguardo a tali problematiche, peraltro, mi preme subito evidenziare, affrontando molto spesso il problema, soprattutto sotto il profilo della ricerca scientifica, che la precisione del risultato ottenuto non dipende dal software impiegato ma dal fattore “antropico”, ossia dalla qualità e dalla quantità di dati che il tecnico acquisisce durante il sopralluogo ed interpreta e modella sulla base della propria esperienza.
In questo scritto ci si riferisce a documenti compilati da ingegneri abilitati all’esercizio della professione e in particolare da iscritti all’Ordine della Provincia di Oristano.
Con la stesura della pubblicazione, si vuole da un lato evidenziare la grave natura degli errori commessi e dall’altro si cerca di sensibilizzare i tecnici ad una maggiore scrupolosità nell’operato ed al rispetto della deontologia professionale.
Sempre in materia di certificazione Energetica, appare doveroso ricordare, senza entrare nel merito, un’altra grave ed inaccettabile indecenza. Essa riguarda la “svendita” della prestazione professionale, non si trova infatti altra maniera per esprimere quel compenso economico, che pur vantaggioso per il committente, non assicura un margine di profitto congruo per il professionista, senza ledere la dignità professionale tanto del singolo, quanto dell’intera classe professionale, seppur in regime di liberalizzazione dei minimi tariffari. Non si vuole approfondire poiché in questa sede si entrerà esclusivamente in merito all’attendibilità e alla qualità dei certificati che i tecnici certificatori, dietro rispettoso compenso, offrono ai committenti.

1. LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

La certificazione Energetica è una procedura di valutazione prevista dalle direttive europee 2002/91/CE (ufficialmente abrogata dal 01/02/2012) e la 2010/31/UE riguardanti il rendimento Energetico nell’edilizia. Il recepimento da parte di parecchi Stati membri è stato lento e l’attuazione, a livello nazionale, diseguale.
Il Governo italiano è stato tra i primi paesi ad emanare una Legge per il recepimento della Direttiva 2002/91/CE; il D.Lgs. 19/08/2005 n.192, entrato ufficialmente in vigore l’8 ottobre 2005 è stato corretto ed integrato l’anno successivo con il D.Lgs. 311/2006.
Ultimo e recente provvedimento integrativo è la Legge n. 90 del 3 agosto 2013, che in recepimento delle nuove disposizioni europee, interviene modificando i decreti citati in precedenza. L’obiettivo è di promuovere il miglioramento della prestazione Energetica del patrimonio immobiliare, favorendo lo sviluppo e l’integrazione delle fonti Energetiche rinnovabili negli edifici, oltre che conseguire gli obiettivi nazionali, all’interno del contesto europeo, in materia di Energia e tutela dell’Ambiente Naturale.
Si ritiene cosa utile, allegare di seguito, il testo dell’art. 1-bis del D.Lgs. n.192 che fornisce la definizione di Attestato di Prestazione Energetica dell’edificio:

“documento, redatto nel rispetto delle norme contenute nel presente decreto e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l’utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica”.

Quando si parla di “specifici descrittori”, si fa sopratutto riferimento agli indici di prestazione Energetica (EPacs ed EPi), i quali, se calcolati in maniera corretta, permettono di comprendere rispettivamente, quale sia il fabbisogno di Energia primaria necessaria per il riscaldamento dell’acqua sanitaria e per mantenere costanti le condizioni di benessere termico all’interno dell’edificio nell’arco della stagione invernale (climatizzazione invernale).
Questo strumento è quindi utile per capire quanto denaro spendiamo per la gestione Energetica dei nostri edifici ma costituisce anche un valido punto da cui partire per la riqualificazione Energetica del patrimonio immobiliare della Sardegna e dell’Italia.
Appare evidente che è interesse del cittadino, sia esso acquirente che affittuario di un immobile, sapere quanto l’edificio è energivoro e se consente o meno un “Risparmio Energetico”; una casa, o un qualsiasi altro fabbricato, realizzato senza nessun accorgimento dal punto di vista Energetico, oltre a causare, in maniera diretta o indiretta, una maggiore alterazione dell’Ambiente Naturale, produce anche un aggravio di spese per la persona che lo abita e perde valore economico nel tempo.
Uno degli obiettivi della certificazione Energetica degli edifici è quindi quello di migliorare la trasparenza e l’efficienza del mercato immobiliare, fornendo ai potenziali acquirenti e locatari una informazione oggettiva della prestazione Energetica dell’immobile.
In un panorama europeo che racchiude la progettazione di nuovi edifici ad “Energia Quasi Zero” e la ristrutturazione efficiente dell’esistente, risulta evidente che la certificazione Energetica (consapevole, corretta e razionale) porterà effetti positivi sul valore di mercato degli immobili, incentivando la riqualificazione degli edifici a bassa prestazione Energetica.
È per questi motivi che la compilazione del documento in questione non deve essere visto come un obbligo inutile e formale necessario a portare avanti una procedura burocratica.
I tecnici certificatori sono chiamati a sensibilizzare e ragguagliare la committenza, spesso profana in materia Energetica, sulla reale possibilità di migliorare il rendimento energetico del proprio edificio e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi comunitari fissati dalla direttive. Tuttavia, dispiace dirlo, l’insensibilità e la ignoranza è diffusa anche fra alcuni tecnici certificatori che, privi di competenze e reali capacità, pensano, a discapito di quanto detto fin ora, solamente a riempire il proprio portafoglio. La presenza di grossi e rozzi errori nelle certificazioni Energetiche che ho casualmente raccolto rafforza la mia convinzione.

2. ERRORI DETTATI DALLA INCOMPETENZA IN MATERIA

Come scritto nella premessa, in questa pubblicazione si vuole entrare esclusivamente in merito all’attendibilità, all’affidabilità e alla qualità dei certificati che i tecnici offrono ai committenti.
Di seguito saranno illustrati gli errori più frequentemente commessi in sede di calcolo e modellazione del sistema edificio-impianto.
ICome non redigere un APE

Uno degli errori più ambigui e di importante drammaticità che è capitato di incontrare è stato l’errata attribuzione della destinazione d’uso dell’edificio. Tal errore è immediatamente riscontrabile grazie alla osservazione visiva dell’unità di misura dell’indice di prestazione Energetica globale dell’edificio. (EPgl = EPacs+EPi ).
Al lettore meno esperto vorrei ricordare che l’indice di Energia primaria, per edifici non residenziali ovvero categorie diverse da E1, come ad esempio, i locali commerciali, si esprime in [kWh/m3·anno] e non in [kWh/m2·anno]; quest’ultima infatti esprime l’indice di prestazione Energetica per i soli edifici residenziali.
In un’occasione è capitato di costatare, che il tecnico, chiamato a certificare un Edificio non Residenziale ed essendo cosciente del fatto, abbia corretto manualmente nella stampa dell’APE la dicitura indicante la destinazione d’uso dell’edificio in seguito alla lettura della descrizione, a suo pensare errata di Edificio Residenziale.
L’attribuzione dell’errata destinazione d’uso e la successiva correzione manuale nella stampa dell’APE denotano rispettivamente grave incompetenza e scarsa etica professionale da parte del tecnico.
A titolo di esempio, se l’edificio classificato in classe energetica E, la cui stampa dell’APE appare in figura 1, fosse stato computato come Edificio Residenziale allora il valore numerico dell’indice di prestazione energetica globale (EPgl) sarebbe stato di circa 61[kWh/m2·anno] e non 14,659 [kWh/m3·anno].
Altro errore che potrebbe sorgere in seguito all’errata destinazione d’uso dell’edificio è il calcolo dell’indice di prestazione per acqua calda sanitaria (EPacs); se infatti, non si presta la dovuta attenzione, il suo valore potrebbe risultare particolarmente elevato.
Ad esempio, è intuitivo pensare che, a parità di superficie utile, un Edificio Residenziale abbia un consumo giornaliero d’acqua molto più alto di un ufficio o di una piccola attività commerciale. Tuttavia il discorso potrebbe ribaltarsi e sta nella perizia del tecnico certificatore valutare correttamente quello che potrebbe essere il fabbisogno giornaliero di acqua calda sanitaria.

Errori Attestato Prestazione Energetica

Si richiama ora l’articolo 1-bis citato nell’introduzione e si pone attenzione sul fatto che in alcuni casi, i tecnici, non eseguano la compilazione del prospetto 6, riportato in figura 2.
È imperativo ricordare che se nessuna raccomandazione è indicata o analogamente non è indicato l’indice di prestazione Energetica raggiungibile a valle dell’intervento raccomandato o pur anche il tempo di ritorno stimato per l’investimento, l’Attestato di Prestazione Energetica non è conforme alle prescrizioni normative, contravvenendo ai principi ispiratori della Legge. La mancata compilazione del prospetto 6, è immediatamente riscontrabile dalla prima pagina dell’attestato; se il tecnico fornisce le dovute raccomandazioni, il valore della prestazione energetica raggiungibile non coincide con il valore dell’indice di prestazione energetica globale, come indicato in figura 1.
Tale obbligo, come accennavo nell’introduzione, nasce per l’inevitabile e immediata esigenza di promuovere l’efficientamento Energetico nel comparto edilizio.
Il tecnico competente e sensibile ai temi di “Risparmio Energetico” e tutela dell’Ambiente Naturale, dà le opportune indicazioni su come poter migliorare la classe Energetica dell’edifico compilando esaustivamente il prospetto.
Dovrebbero essere indicate almeno due raccomandazioni e in caso contrario si deve indicare nel prospetto 9 il motivo per cui non sono state inserite.

Errori Attestato Prestazione Energetica

Altri gravissimi errori di modellazione del sistema edificio-impianto sono riscontrabili dalla lettura del prospetto 8.
In figura 3, nella colonna dedicata al riscaldamento degli ambienti e in quella dedicata alla preparazione di acqua calda sanitaria, ho evidenziato in azzurro il contributo da fonti Energetiche rinnovabili.
Purtroppo è capitato di leggere attestati di prestazione energetica dove tale contributo risultava essere pari a zero. Nulla di strano se gli edifici in questione non fossero riscaldati con sistemi a pompa di calore o ad esempio con biomassa solida.
Il valore numerico del contributo da fonti rinnovabili, se il sistema edificio-impianto è stato modellato in maniera corretta, dovrebbe comparire sia nel prospetto 8 che nel prospetto 11 rappresentati rispettivamente in figura 3 e 5.
Un errore di questo tipo è di grave natura. Il tecnico certificatore risulta non capace di modellare correttamente l’impianto a servizio dell’edificio e quindi la certificazione energetica che produce e firma, è completamente falsata.

Immagine4

Purtroppo è capitato di osservare degli errori anche nel calcolo del rapporto S/V.
Se, ad esempio, l’edificio oggetto di calcolo rientra nella tipologia edilizia di “casa isolata” e sia il piano sovrastante che quello sottostante sono “non riscaldati”, è logico aspettarsi un ambiente dotato di grandi superfici di scambio termico; il tecnico competente sa che oltre alle pareti perimetrali esterne devono essere considerate superfici disperdenti anche il solaio inferiore e quello superiore.
In figura 2, seguendo l’esempio citato in precedenza, ho riportato il risultato del calcolo errato evidenziandone la differenza rispetto al valore corretto.
Errori del genere portano conseguenze sia nel calcolo del valore dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale che del suo valore limite. Quest’ultimo, infatti, è funzione della zona climatica e del rapporto S/V.
Il fatto che un tecnico non sappia definire correttamente il volume di controllo è un errore che non ci si può permettere e che denota scarsissima preparazione e/o ignoranza in materia di certificazione energetica degli edifici!!

Come NON redigere un APE

Durante la consultazione di un APE potrebbe capitare di vedere compilato il prospetto 11 come riportato in figura 6; sicuramente la descrizione scorretta degli impianti è sintomo di bassa qualità della certificazione.
I tecnici competenti in materia sanno che alcuni dati come la potenza nominale, il tipo di combustibile e l’Energia annuale prodotta sono compilati automaticamente dalla maggior parte dei software presenti in commercio. Tali dati compaiono in sede di stampa dell’APE in seguito alla corretta modellazione dell’impianto.
In alcuni rari ma documentati casi, si sono certificati impianti di riscaldamento con potenza del generatore uguale a zero watt termici. Ancora è stata considerata nulla la potenza nominale installata per la produzione di ACS ed è accaduto che il tecnico dichiari che essa venga preparata con il medesimo generatore utilizzato per il riscaldamento, mentre, nell’edificio magari è installato un bollitore elettrico ad accumulo.
Il prospetto 11 deve essere compilato esaustivamente, con i giusti valori e le opportune descrizioni.

Gli errori che finora sono stati presentati meritano delle riflessioni di carattere tecnico ma sopratutto di natura etica.
Chi scrive non ha potuto fare a meno di porsi delle domande e vorrei sottoporne di seguito alcune al lettore.

– Come mai, alcuni di noi, non sono in grado di definire correttamente il volume di controllo?
– Come sono modellati gli impianti termici per riscaldamento di ambienti e di acqua sanitaria?
– Da dove vengono fuori gli indici di prestazione energetica riportati in APE dove mancano i dati relativi agli impianti?
– È eticamente corretto che un comune cittadino dia “carta buona” ad un ingegnere per avere indietro carta di nessun valore?

È però opportuno sottolineare che, oltre a tali casi che sicuramente suscitano scalpore, vi sono anche tanti esempi di certificatori energetici che operano correttamente e coscienziosamente.
A questo punto proseguo la mia trattazione con l’esempio di altri errori che sono stati riscontati ma che, a differenza di quelli visti fin ora, non derivano dall’errata modellazione del sistema termodinamico edificio-impianto.

Errori Certificatori energetici

Costituisce buona regola compilare in maniera esaustiva il prospetto 1, come indicato semplificativamente in figura 6.
Tuttavia, nelle informazioni generali contenute nel prospetto, è capitato di vedere compilato impropriamente il riquadro delle voci “codice certificato” e “indirizzo edificio”.
Per quanto riguarda il “codice certificato” appare banale ricordare che ad esempio potrebbe essere utilizzato un numero progressivo del numero di certificazioni eseguite dal tecnico certificatore ma potrebbe essere anche omesso.
Per quanto riguarda l’ “indirizzo dell’edificio” (comune , via e numero civico) dobbiamo indicare quello dell’immobile che stiamo certificando e non l’indirizzo del Comune presso cui esso è situato. Un altro dato importante sono i “riferimenti catastali” che devono essere indicati correttamente e in modo completo. È altresì obbligatorio indicare indirizzo, numero telefonico e, se presente, indirizzo di posta elettronica del proprietario.
La validità temporale massima è di 10 anni, ma è subordinata al rispetto delle prescrizioni per le operazioni di controllo di efficienza Energetica dei sistemi tecnici dell’edificio, in particolare per gli impianti termici, comprese le eventuali necessità di adeguamento, previste dai regolamenti di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74, e al decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 75 .

Come NON redigere un APE

Vorrei ora portare l’attenzione del lettore sulla compilazione del prospetto 14 dedicato al soggetto certificatore.
In alcuni casi è stata riscontrata l’errata compilazione della dichiarazione di indipendenza; non è sufficiente indicare “sono indipendente” oppure “nessuna dipendenza”, come riportato in figura 8, ma è necessario riportare la dicitura prevista dagli articoli dei decreti attuativi della Legge in vigore.
La dichiarazione differisce a seconda che la certificazione sia resa per edifici di nuova costruzione oppure per edifici esistenti.
Il soggetto certificatore è tenuto alla compilazione di tutti i campi, compresi, il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica.

Errori APE

Nel prospetto 17, rappresentato in figura 8, deve sempre apparire il numero di certificato ed il logo che il Comitato Termotecnico Italiano rilascia dopo aver eseguito la verifica in base ai Regolamenti per la certificazione di conformità alle norme UNI TS 11300 di software commerciali per il calcolo delle prestazioni Energetiche degli edifici e degli impianti.
Per concludere, l’Attestato di Prestazione Energetica, deve essere resa dal tecnico certificatore, in forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell’art.15, comma 1 del D.Lgs. 192/2005 come modificato dall’art.12 del D.L. 63/2013 e deve essere allegato un documento di identità in corso di validità.
3. CONCLUSIONI

Consultare Attestati di Prestazione Energetica con errori gravi, come quelli presentati nella prima parte di questa pubblicazione, oltre a fare emergere enorme incapacità del tecnico compilatore, sono anche fastidiosi e irrispettosi, sopratutto agli occhi di chi, dedica al tema della certificazione energetica degli edifici parte della sua attività scientifica e professionale. Costituiscono degrado per la nostra attività professionale e contravvengono ai principi generali del codice deontologico per gli ingegneri.
Si ricorda che le sanzioni previste per attestati di prestazione energetica non conformi alle disposizioni normative sono contenute nel testo dell’articolo 15 del D.Lgs 192/2005 come modificato dall’articolo 12 della Legge 90/2013.
Il professionista qualificato che rilascia la relazione tecnica di cui all’articolo 8, compilata senza il rispetto degli schemi e delle modalità stabilite nel decreto di cui all’articolo 8, comma 1 e 1-bis, o un attestato di prestazione energetica degli edifici senza il rispetto dei criteri e delle metodologie di cui all’articolo 6, è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 700 euro e non superiore a 4.200 euro. L’ente locale e la regione o la provincia autonoma, che applicano le sanzioni secondo le rispettive competenze, danno comunicazione ai relativi ordini o collegi professionali per i provvedimenti disciplinari conseguenti

Giunto alle conclusioni, dovrebbe essere chiaro che redigere in maniera errata documenti che certificano la prestazione energetica di un edificio non solo è contro la Legge, ma è danno materiale per il mercato immobiliare, per la collettività e danno etico e morale nei confronti dell’intera categoria professionale.
L’articolo 2 comma 3 del D.P.R. del 16 aprile 2013, n.75 definisce i requisiti dei tecnici abilitati ai fini dell’attività di certificazione e quindi riconosciuti come tecnici certificatori.
Se un tecnico certificatore è chiamato a certificare edifici dotati di impianti termici che non riesce a computare e modellare si rivolga ad un collega che invece queste capacità le possiede. Atteggiamenti di questo tipo andranno a vantaggio di tutti; la crisi più grande che possa esserci è la “crisi” delle competenze.

Atzori Ing. Emanuel

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